La Nuova Sardegna

Oristano

«Più personale subito o sarà lockdown»

di Michela Cuccu
«Più personale subito o sarà lockdown»

L’Ordine dei medici: con questi organici non ce la facciamo. Pronto soccorso ancora in tilt, un dottore per 16 pazienti covid

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ORISTANO. Così l’edificio non regge. Fuor di metafora: «Il sistema ospedaliero sta per collassare. Bisogna intervenire subito altrimenti il lockdown è inevitabile». Il carico di lavoro è insostenibile con le poche forze a disposizione, così l’Ordine dei medici lancia l’allarme assieme ai rappresentanti sindacali Anaao, Aaroi, Cimo, Fimmg ed Snr. La situazione della sanità è di costante emergenza tanto che venerdì si è registrata l’ennesima chiusura del pronto soccorso del San Martino ai pazienti non covid. Nel giro di poche ore e col reparto destinato ai soli pazienti covid pieno sin dal primo istante in cui è stato aperto, il pronto soccorso è nuovamente collassato. Dapprima ha ospitato nelle sale di osservazione breve otto pazienti positivi, poi questi sono raddoppiati impedendo qualsiasi altra attività. La vice presidentessa dell’Ordine, Federica Miculan, ha anche chiarito che l’unico medico di turno si è dovuto far carico di tutti e sedici i pazienti.

L’affanno è ormai totale affanno e non solo per la mancanza esagerata e cronica di medici e infermieri. Attorno a un ospedale «che non doveva essere un ospedale covid, ma che lo è diventato», ha spiegato il presidente provinciale dell’Ordine, Antonio Sulis, c’è tutta la rete dell’assistenza extra ospedaliera che non può reggere. La conferma che manchino persino le cose più elementari è nelle tante denunce fatte dai medici: non ci sono ancora gli hotel dove tenere in isolamento i familiari dei pazienti covid dimessi; lavora una sola Unità speciale di continuità assistenziale per assicurare cure a domicilio in tutta la provincia; si registra anche la cronica mancanza di dispositivi come guanti e mascherine per il personale sanitario.

«Siamo in una situazione ingovernabile – ha denunciato Sulis –, il servizio di Igiene pubblica è stato talmente depauperato che non è più in grado di tracciare i contagi». Con un’organizzazione migliore, l’ipotesi di un lockdown esteso all’intera provincia sarebbe impossibile, considerato che attualmente l’indice di contagio è fra i più bassi d’Italia. Invece è un’ipotesi che gli stessi medici prendono sempre più in considerazione. I settori della medicina territoriale da potenziare sono stati elencati dal segretario della Federazione dei medici di medicina generale, Alessandro Usai: «È indispensabile l’istituzione di Unità speciali per la visite a domicilio con tre medici in turno per ogni distretto e l’aumento del numero dei medici di base, senza i quali è impossibile portare avanti le vaccinazioni per l’influenza stagionale». Usai ha poi aperto una parentesi sui tamponi rapidi che dovrebbero eseguire i medici di famiglia: «Potranno farlo se gli si mettono a disposizione ambulatori idonei».

Luigi Curreli, dell’Anaao, ha sottolineato come il rischio di intasare gli ospedali di pazienti covid sia dietro l’angolo e accusa la Regione: «È impensabile che si possa aprire l’ospedale di Ghilarza ai pazienti covid quando l’Assl non ha il personale. Non si tratta di un problema unicamente numerico, ma anche qualitativo: serve personale preparato».

Ci sono poi i pazienti con altre patologie. La pandemia ha avuto l’effetto di travolgere il fragile sistema sanitario «Che già soffriva di gravissime carenze – ha aggiunto Giampiero Sulis, del sindacato Cimo –. Per poter attivare il reparto covid del San Martino, ad esempio, si è attinto al personale della Medicina, che ora funziona con metà organico». Non va meglio al laboratorio di Analisi: «Nonostante i ritardi nella fornitura di reagenti e presidi e con un organico dimezzato abbiamo esaminato più di diecimila tamponi – ha detto Roberto Irde che oltre ad esserne il direttore è anche segretario dell’Ordine dei medici –. Nessuno di noi si è tirato indietro».

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