Ghilarza apre il reparto Covid
La Regione avvia i primi trasferimenti, ma i letti sono giù tutti occupati. In città ieri 10 nuovi casi
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ORISTANO. Un equipe di sette medici, tra cui un rianimatore, e quindici posti letto operativi da ieri, giornata in cui dovrebbero essere avvenuti i primi quindici trasferimenti di pazienti Covid necessitevoli di cure a bassa intensità, dall'ospedale San Martino al Delogu. Si concretizza così l'apertura del reparto Covid di Ghilarza, prima risposta dell'Assl alle criticità che da due settimane colpiscono il pronto soccorso e reparto Covid dell'ospedale cittadino. A darne conferma è l'assessore regionale alla sanità, Mario Nieddu. «L'operatività dell'ospedale di Ghilarza – dichiara – consentirà di dare supporto e alleggerire la pressione sugli altri presidi del territorio. Grazie alla completa separazione dei percorsi il centro prelievi e la radiologia continueranno, in sicurezza, a essere servizi disponibili ai pazienti non-Covid». Certamente non si tratta della panacea di tutte le difficoltà legate all'ospedalizzazione di pazienti Covid sul territorio provinciale, ma in tempi di emergenza, dove il pronto soccorso conta una media di venti pazienti al giorno, tra letti e barelle arrangiate, più i dieci ricoverati nel mini reparto Covid, bisogna provare a guardare il bicchiere mezzo pieno. E anche un reparto con quindici posti letto, seppur non fornito di un impianto di ossigenazione ad alta intensità, e un equipe di sette medici, tra cui un rianimatore rientrato in sede e tolto al San Martino, può aumentare di una tacca verso l'alto la misura. Resta comunque al limite la situazione delle corsie Covid di Oristano, il mini reparto, con dieci posti letto tutti pieni, e il pronto soccorso, chiuso da settimane alle urgenze ordinarie e operativo come secondo presidio per la cura della pandemia da coronavirus. Domenica sera i pazienti ricoverati nell'area dell'ex emergenza urgenza hanno toccato il picco di ventidue con un solo medico di turno. Una cifra enorme per il potenziale della struttura, sia in termini di personale, che varia tra turni di uno o due medici e massimo otto infermieri, sia per gli spazi. Una struttura al limite, nonostante l'abnegazione professionale di tutto il personale. Al racconto dell'emergenza nell'emergenza, scritto quotidianamente su le pagine de La Nuova Sardegna, si aggiungono ora anche le testimonianze di pazienti in cura, come quella di una mamma, trentanovenne, ricoverata prima al pronto soccorso e ora in un letto del reparto Covid. «Ho 39anni e per chi mi conosce bene sa quanto sono sempre stata attenta...eppure sono qua». Così il messaggio lasciato dalla donna sul suo profilo Facebook. «Sono stata portata al pronto soccorso di Oristano, dove ho sostato in barella con un bidone della spazzatura come comodino per una notte – racconta – la mia attuale compagna di stanza ci ha passato una settimana». La situazione descritta, rispecchia quanto evidenziato sulle pagine di questo giornale, ma letta attraverso le parole di una degente è, se possibile, ancor più aberrante. «Ventidue pazienti covid al pronto soccorso – racconta con minuzia di dettagli – saturo, personale stremato, protezioni che scarseggiano, l'ossigeno che sta mancando e lo devono elemosinare. Ieri mi hanno ricoverato al reparto Covid, dieci posti, solo dieci miseri posti. Oggi apriranno a Ghilarza, 15 posti che saranno pieni in pochi attimi. La mia vicina di letto sta aspettando che la trasferiscano in un ospedale dove le diano le giuste cure». Preoccupazione è stata espressa anche dal sindacato dei lavoratori autonomi della sanità, Fials. «Le condizioni dei lavoratori – sottolineano in una nota – sono spesso inaccettabili».
Eleonora Caddeo
Eleonora Caddeo
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