Allevatore sotto accusa per il rogo della pineta

Nell’ottobre del 2019 ad Arborea andarono in fumo 80 ettari. Contestato il dolo Per l’accusa il 61enne stava lavorando senza permesso in un terreno di Forestas

ARBOREA. Il nome è quello della prima ora. Quello che per primo era finito sul registro degli indagati è anche l’unico nell’elenco dei presunti responsabili del rogo che devastò diversi ettari pineta di Arborea, nello scorso mese di ottobre. Pietro Milan, allevatore di 61 anni, secondo il pubblico ministero Valerio Bagattini, è responsabile di incendio doloso. L’accusa è formulata nell’avviso di fine indagine notificato all’indagato che ora avrà venti giorni di tempo per presentare memorie e indagini difensive. Secondo la procura l’allevatore stava eseguendo dei lavori in un campo di cui non aveva il possesso perché apparteneva a Forestas e quindi non era autorizzato a operare in quel terreno. La distinzione tra colposo e doloso sta proprio qui, perché l’indagato non avrebbe volontariamente appiccato l’incendio per bruciare la pineta, ma il fuoco gli sarebbe scappato in un luogo in cui non poteva operare.

Il giorno scelto poi presentava condizioni meteorologiche difficilissime, visto che sulla Sardegna soffiava un fortissimo vento da sud e ciò non fece altro che rendere impossibile fermare le prime fiamme, partite proprio ai margini della pineta. Alla fine delle operazioni di spegnimento, durate quasi venti ore, si contarono circa ottanta ettari di pineta andati in cenere e in più, da mettere nel conto, ci sono anche i disagi che furono creati agli ospiti dell’Horse Country. La struttura turistica fu lambita dalle fiamme, tanto che per precauzione si decise di far evacuare tutti gli ospiti che passarono la notte nella palestra comunale di Arborea.

Cessata l’emergenza iniziarono le indagini che partirono proprio da quel terreno su cui Pietro Milan aveva messo gli occhi, ma che non era nella sua disponibilità. Qualche settimana più tardi fu convocato in procura, ma preferì non rispondere alle domande del magistrato, il quale però ora si fa forte di una serie di riscontri figli di numerose intercettazioni telefoniche. Sarebbe proprio in alcuni dialoghi con altri allevatori e agricoltori del comprensorio di Arborea che l’indagato sarebbe inciampato. In un dialogo uno degli intercettati lascerebbe intendere che esiste una versione concordata da ripetere qualora qualcuno degli inquirenti fosse venuto a chiedere spiegazioni per collegare poi l’incendio a un eventuale responsabile. È comunque presto per tirare le somme e si attendono ora le contromosse degli avvocati difensori Fabio Costa e Anna Paola Putzu, prima che il pubblico ministero vada verso la richiesta di rinvio a giudizio che, a questo punto, appare scontata.

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