Visite e cene tra parenti, saltano ordinanze e divieti

Norbello, Abbasanta e Ghilarza fanno un passo indietro rispetto agli accord I sindaci si fermano dopo il confronto con la prefettura e alcuni pareri negativi

NORBELLO. Cadono ancora prima di entrare in vigore i divieti sulle visite in casa di amici e parenti oltre il primo grado previsti a Norbello, Abbasanta e Ghilarza. Il sindaco Matteo Manca ha ritirato il provvedimento pubblicato lunedì in anticipo sui colleghi dei comuni limitrofi, dove l’ordinanza non è stata emanata. Il forzato dietro front ha disorientato i residenti già entrati nell’ordine di idee di doversi attenere a regole più stringenti a cominciare da ieri. E invece non se n’è fatto più nulla, ma sulle ragioni del dietro front non c’è una versione univoca.

Di certo c’è che la prefettura ha chiesto di operare dei correttivi al testo originario della bozza predisposta lunedì dai primi cittadini e alla versione definitiva pubblicata da Matteo Manca, ritenendo alcune misure addirittura più restrittive dell’ultimo Dpcm. L’inaspettato ribaltamento di fronte ha generato molta confusione nei residenti, ai quali ha dato per primo una spiegazione il sindaco di Norbello, che ha pubblicato una nota dal sapore vagamente polemico: «Ho deciso di revocare l’ordinanza perché solo Norbello ha dato seguito a quanto concordato. Non entro in merito alle motivazioni che hanno spinto gli altri sindaci a modificare gli aspetti concordati o a temporeggiare, ma credo che un provvedimento del genere non abbia senso se indirizzato ai soli cittadini di Norbello, che subirebbero inutilmente ulteriori restrizioni».

Le restrizioni, perlomeno com’erano espresse nel provvedimento, con ogni probabilità non le avrebbero subite neppure questi ultimi se, come sembra, dalla prefettura non c’era la propensione ad avallare tutti i punti del provvedimento che, comunque, sarebbe dovuto essere rivisto una seconda volta dai tre amministratori prima della versione ufficiale. Così non è stato, Norbello ha battuto tutti sul tempo. Patrizia Carta, sindaca di Abbasanta motiva la sua decisione con le difficoltà di imporre le restrizioni: «A seguito di diverse consultazioni, tra le quali quella con la prefettura, è emerso che alcuni punti non fossero conformi con il Dpcm. Alcuni passaggi sarebbero stati da rivedere, ma a quel punto non avrebbero più rispecchiato il messaggio che si voleva trasmettere e cioè vietare, più che raccomandare fortemente come invece fa il governo». L’intento dei sindaci era di proibire visite e incontri conviviali nelle case, ma secondo il sindaco di Ghilarza Stefano Licheri l’obiettivo può essere ancora raggiunto pur modificando le espressioni. «Alcuni punti andavano modificati, ma più nella forma che nella sostanza, a mio avviso. Credo che se c’è un’ordinanza di mezzo cambi poco nella percezione della gente se un comportamento è fortemente sconsigliato, come dice il Dpcm, o è vietato: per il semplice fatto di sapere che c’è un’ordinanza si attengono alle regole. Per me si può sempre fare, modificandola nella forma, non nei contenuti. I contagi stanno aumentando. Ghilarza è tre volte sopra la media sarda, praticamente in zona gialla. Lo spirito dell’ordinanza era proprio di evitare misure ancora più drastiche».

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