I medici: «Ora basta, riaprite il pronto soccorso»

È chiuso da più di un mese. L’Ordine critica la scelta di avere tre ospedali covid in provincia

ORISTANO. Una provincia di 180mila abitanti con tre ospedali “ingessati” o quasi. Il San Martino ha, per giunta, anche il dipartimento di emergenza e accettazione di primo livello, ma su tutto in questo momento prevale il coronavirus. Tutto il resto è ormai a scartamento ridotto, se non bloccato. A mettere in evidenza una situazione che non sembra essere più sostenibile, denunciata dal personale medico, paramedico e soprattutto dai cittadini, è il presidente provinciale dell’Ordine dei medici, Antonio Sulis.

«È uno scandalo andare avanti così – sottolinea senza troppi giri di parole –. Abbiamo tre ospedali sul territorio e tutti sono bloccati dalla pandemia. Ottanta posti letto, sulla carta, sono infatti dedicati all’emergenza e nel mentre tutti gli altri servizi sono fermi». Ciò che denuncia il presidente Sulis, non è altro che lo spaccato di un servizio-disservizio su cui quotidianamente si imbattono i pazienti residenti in provincia. Il San Martino, presidio Dea di primo livello, risulta infatti inutilizzato proprio nella sua classificazione di servizio. Ormai da ben oltre un mese il pronto soccorso è chiuso all’emergenza ordinaria, a parte una breve riapertura, la scorsa settimana durata appena quarantotto ore, e viene utilizzato come secondo reparto covid, con capacità di accogliere tra letti e barelle, anche oltre venti pazienti positivi e di offrire un supporto sanitario anche ai casi che necessitano di alti flussi d’ossigeno.

Oltre ai pazienti covid accolti nel pronto soccorso, il San Martino ha anche un reparto covid a se stante con dieci posti letto. L’ospedale Delogu di Ghilarza, altro presidio sanitario per il territorio, è diventato anch’esso un ospedale dedicato al covid, con un reparto di quindici posti letto che può arrivare sino a trenta per pazienti in cura con basse dosi di ossigeno, ma con previsione anche di postazioni di sub-intensiva. Stessa situazione per il Mastino di Bosa che ha la possibilità di attivare sino a quaranta posti letto.

«Sono stati resi operativi gli ospedali di Ghilarza e Bosa – prosegue Sulis – che possono offrire, secondo la delibera regionale, sino a settanta posti letto, capacità che la politica ora deve rendere effettivamente operative, con personale e strumenti, e non lasciarle come promesse sulla carta. Il San Martino però dev’essere operativo il prima possibile. Un presidio Dea di primo livello non può rimanere bloccato, il pronto soccorso va riaperto per permettere il riavvio di tutti i servizi. Senza contare che con l’avvicinarsi del picco influenzale stagionale, si rischia di far collassare quel che resta del servizio ospedaliero, portando al limite anche le strutture su cui viene deviata l’emergenza urgenza dell’Oristanese. Tra questi c’è l’ospedale di San Gavino, già in grande sofferenza. Per non parlare del 118, allo stremo, che si trova a dover fronteggiare una mole di trasporti enorme, a volte, seppur necessarie, anche con ambulanze non medicalizzate».

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