Marrubiu, il colore dello zafferano invade i campi

Produzione record dai 200mila bulbi dei terreni dell’ex Sbs oggi di proprietà della Bonifiche Ferraresi

MARRUBIU. L'azienda è fra le più moderne ma le tecniche per la raccolta dello zafferano, anche nell’ex Sbs, enclave sarda del gruppo Bonifiche Ferraresi, sono le stesse che identiche, si tramandano da millenni. Chini sulle zolle, di primo mattino, quando il sole sta spuntando, gli operai raccolgono veloci i fiori dello zafferano, prima che sboccino completamente. Li posano delicatamente nei cesti di vimini intrecciati che come una volta, saranno svuotati e stesi ad asciugare sui tavoli, dove, mani esperte, rapidamente, con delicatezza asporteranno gli stimmi, i delicatissimi e preziosissimi fili arancioni.

Nei terreni di Marrubiu delle Bonifiche Ferraresi, il raccolto dello zafferano è appena iniziato. Andrà avanti per alcuni giorni, dato che sono 200mila i bulbi messi a dimora alla fine di agosto in un ettaro e mezzo di terreno. Un’estensione da primato, almeno nella realtà sarda dove, i campi di zafferano sono di dimensioni assai piccole se non piccolissime. La BF Sardegna, così è stata ribattezzata dal gruppo imprenditoriale romagnolo che alcuni anni fa ha acquistato dalla Regione qualche anno fa i terreni della vecchia Società Bonifiche Sarde, anche questa volta ha deciso di puntare in alto e portare sul mercato zafferano interamente bio.

Secondo i programmi aziendali, il primo raccolto sarà di oltre 500 grammi. Sembra un’inezia, invece è una quantità molto importante se si considera la media delle produzioni isolane, dato che per ottenere un solo grammo di stimmi essiccati ci vogliono ben 200 fiori. «È una novità assoluta, ma che sottolinea ancora una volta la grande importanza e il ruolo dei nostri 1.100 ettari in Sardegna. Siamo ora la più grande azienda totalmente biologica in Italia e la realtà sarda è diventata una grande protagonista a livello nazionale non solamente per il nostro gruppo», spiegano i responsabili di Bonifiche Ferraresi. I campi isolani, dove tutto si produce attraverso sistemi di agricoltura di precisione, che danno lavoro a venti operai fissi più dodici avventizi, impegnati con la produzione delle piante officinali utilizzate per la preparazione delle tisane che il gruppo commercializza con il brand “Stagioni d’Italia”.

Pietro Arghittu, uno dei responsabili delle coltivazioni, spiega che qui si trova la più estesa azienda in Italia per la produzione delle piante officinali: ben 50 ettari trasformati in un vero e proprio paradiso per la vista e soprattutto per l’olfatto. Si coltiva infatti una importante gamma di piante officinali: si va dall’elicriso alla melissa, passando per la passiflora, malva, basilico, rosmarino, timo e lavanda, solo per indicarne alcune. «Tutti prodotti biologici certificati perché è stata questa la scelta del Gruppo – dice –. Abbiamo puntato tutto sulle caratteristiche ambientali uniche dell’isola». Intanto vanno avanti anche le sperimentazioni con l’introduzione di nuove coltivazioni. Come nel caso della curcuma.

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