L’ultimo saluto all’arbitro diciottenne

In Cattedrale il funerale del giovane di Santa Giusta stroncato da una malattia. Sino all’ultimo seguiva le video lezioni

ORISTANO. È stato accanto ai suoi compagni di classe sino all’ultimo. A distanza, come tutti, ma sempre presente. Sempre lì a farsi forza perché come ha detto la mamma, «Riccardo era il sale della famiglia, quello che trasmetteva a tutti noi la voglia di vivere». Sono le parole di Simone Mura, distrutta dal dolore, ma ferma nel voler leggere davanti alla Cattedrale le ultime parole del figlio. Riccardo Ortu è andato via due giorni fa, strappato alla vita da una malattia che ha affrontato sino all’ultimo momento con la vitalità che solo un diciottenne può avere. Anche quando sa che davanti a sé i giorni diventano sempre meno.

Eppure, in tutto questo periodo di didattica a distanza, ha continuato a seguire le lezioni e a prepararsi per le interrogazioni come se dovesse affrontare giornate normali. Invece la malattia se lo stava portando via inesorabilmente. Ieri pomeriggio, nella Cattedrale, poche persone hanno potuto dargli l’ultimo saluto perché la capienza della chiesa era limitata per via delle misure anti covid. Don Paolo Ghiani, parroco di Santa Giusta, paese in cui Riccardo viveva col padre Antonello, con la madre Simona, con la sorella e il fratello, ha celebrato la funzione dentro la chiesa. Fuori c’era invece la gran parte degli amici, dei compagni di scuola, i professori, i suoi compagni di sport e gli amici arbitri, diventati negli ultimi anni una sorta di seconda famiglia.

Proprio durante una partita che stava dirigendo aveva accusato il primo malore, sintomo della malattia che stava avanzando senza aver dato prima alcuna avvisaglia. Era successo due anni fa e da allora era iniziata la dura prova delle cure mediche con le quali si sperava di garantirgli un futuro. È andata diversamente e già da diverse settimane, chi gli era più vicino sapeva che il momento di separarsi sarebbe arrivato.

Stefano Pilia, il suo professore di religione al liceo scientifico di Oristano ha raccontato davanti alla chiesa della caparbietà e della forza con cui aveva affrontato questi mesi di scuola. Lui, col suo tablet e i libri davanti, orecchie sempre attente a seguire ogni spiegazione. È il tempo del lutto e dei ricordi: Roberto Mulas, presidente della sezione degli arbitri lo ricorda così: «Era un ragazzo preciso in tutto quello che faceva, andava benissimo a scuola e anche come arbitro aveva mostrato le qualità seppure non abbia potuto impegnarsi a tempo pieno. Di lui ci portiamo dietro l’educazione e la sua voglia di raggiungere gli obiettivi». Aveva voglia di arrivare ovunque, tanto che era stato premiato come miglior arbitro nella categoria allievi lo scorso anno, quando il male aveva iniziato a galoppare dentro il suo corpo.

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