Pestaggio in un appartamento, doppia condanna

Tre anni e sei mesi a due amiche: aggressione e rapina per punire chi aveva chiesto loro l’affitto

ORISTANO. Hanno rischiato una condanna molto più pesante, chiudono il processo con tre anni e sei mesi da scontare. Sono due cittadine straniere, la 45enne russa Svetlana Evusheva e la 39enne ucraina Nataliya Kuskovska, che abitavano in un appartamento di Via Segni teatro della vicenda per cui il pubblico ministero Sara Ghiani aveva chiesto la condanna a nove anni e sei mesi. I giudici del collegio Carla Altieri, Elisa Marras e Serena Corrias hanno però assolto entrambe per il capo d’imputazione più grave, quello di sequestro di persona, per cui erano finite sotto processo per un episodio accaduto il 21 giugno 2016. Sono invece rimasti in piedi gli altri tre reati, quelli di rapina, di violenza privata e di lesioni.

La storia ora ha un contorno meglio definito grazie alla sentenza che dice comunque che dentro l’appartamento ci fu una sorta di regolamento di conti alquanto violento nato per un dissidio legato al pagamento di una delle stanze. La vittima, l’ucraina Natalia Protsenko, aveva infatti ospitato una delle due imputato e poi le aveva chiesto il pagamento dell’affitto. Quest’ultima non aveva preso bene la richiesta e aveva chiamato l’altra amica per dare una lezione a chi aveva osato fare quella richiesta.

Le botte non furono risparmiate e la violenza andò oltre tanto che la vittima fu colpita anche con delle bottigliate e il tutto sarebbe durato per alcune ore. Obbligata a stare in ginocchio, sarebbe stata costretta a rinunciare alle sue pretese e a chiedere scusa ripetendo una formula a memoria. Ogni errore costava un’ulteriore punizione, mentre il telefonino veniva tenuto lontano dalla sua proprietaria che così non poteva chiedere aiuto. Nel frattempo dalla borsa furono presi anche 50 euro, parziale risarcimento del danno arrecato per aver osato sollecitare il pagamento. Arrivate le scuse, ci fu anche la fine dell’incubo.

La ricostruzione dell’accusa, seppure con un distinguo importante e una condanna assai ridotta rispetto alle richieste del pubblico ministero, è stata quindi ritenuta verosimile. Gli avvocati difensori Cristina Arcai e Silvio Sanna avevano comunque contestato quella ricostruzione, ritenendola fondata esclusivamente sulle dichiarazioni della parte offesa, la quale più volte sarebbe incappata in contraddizioni durante l’audizione in aula. Aveva raccontato che la bottiglia si era frantumata quando era stata colpita in testa, ma i poliziotti non trovarono il vetro in terra non ce n’era. E poi il telefono: durante le ore del pestaggio sui tabulati sono presenti numerose chiamate in uscita. È forse questo aspetto che ha convinto i giudici a non accogliere la tesi del sequestro di persona. (e.carta)

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