Compost biologico, così l’economia diventa circolare
di Michela Cuccu
La produzione dal ciclo dei rifiuti dell’impianto del Consorzio Ottenuta la certificazione del ministero: nasce Arborea Bio
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ARBOREA. È biologico e certificato, il compost prodotto nell’impianto di trattamento dei rifiuti di Arborea. Il ministero delle Politiche agricole e ambientali, ha dato il parere favorevole e, dopo una lunga istruttoria, l’ammendante ottenuto dal processo di compostaggio dei rifiuti organici, prodotto nella provincia e conferito nell’impianto del Consorzio Industriale ha ottenuto la certificazione.
D’ora in poi il fertilizzante che viene trattato nei capannoni di Masangionis, a ridosso della statale 131, si chiamerà Compost Arborea Bio ed è stato iscritto al Registro dei fertilizzanti per uso biologico. Oltre al rispetto dei limiti previsti dalla norma nazionale, che fissa limiti molto restrittivi soprattutto per il contenuto di metalli pesanti, il riconoscimento è stato possibile anche grazie al fatto che il processo di compostaggio svolto nell’impianto non prevede l’utilizzo di fanghi di depurazione delle acque o di origine agroindustriale, ma esclusivamente frazione organica di rifiuti solidi urbani, proveniente dalle raccolte comunali porta a porta e da scarti del verde. Insomma, il bidoncino dell’umido che viene depositato sulla soglia di casa è diventato una risorsa economica.
Il nuovo compost Arborea bio potrà essere utilizzato dalle sempre più numerose aziende agricole del territorio che hanno scelto di convertire le loro produzioni alla filiera del biologico, e va a incrementare le potenzialità di utilizzo del compost di qualità che l’impianto, gestito dal Consorzio industriale, produce dal 2012 e che riscuote un crescente apprezzamento tra gli agricoltori per l’elevata qualità e i benefici del suo apporto.
Il Consorzio industriale da anni punta a ottimizzare la filiera del trattamento dei rifiuti. In particolare, per il compost che ora è anche biologico, negli anni scorsi era stato condotto un progetto in collaborazione con l’agenzia Laore, con prove di campo su diversi tipi di terreni e colture. In questo modo gli agricoltori della zona hanno conosciuto e iniziato ad apprezzare le qualità del compost di Arborea. Anche il compost bio sarà distribuito con il marchio CIC che indica il Consorzio Italiano Compostatori, che risulta un valore aggiunto per l’ammendante compostato, assicurando ai destinatari finali trasparenza, affidabilità e qualità.
Il presidente del Consorzio industriale, Massimiliano Daga spiega che il riconoscimento ministeriale «rappresenta un ulteriore tassello per l’inserimento dell’impianto di trattamento di Arborea nelle dinamiche economiche del territorio, realizzando un perfetto esempio di economia circolare in piena coerenza con gli obiettivi di sostenibilità ambientale economica e sociale».
Sul riciclo della frazione umida dei rifiuti, il Consorzio ha investito moltissime risorse in questi anni, realizzando un impianto costato quasi nove milioni di euro. Con un ulteriore finanziamento regionale di quasi 1 milione e 400mila euro, è in corso la realizzazione un nuovo capannone della superficie di mille metri quadrati da destinare alla raffinazione e all’insacchettamento del compost maturo. In questo modo, il compost Arborea potrà essere acquistato non solo dalle grandi aziende agricole, ma anche dai cittadini a scopi hobbistici.
D’ora in poi il fertilizzante che viene trattato nei capannoni di Masangionis, a ridosso della statale 131, si chiamerà Compost Arborea Bio ed è stato iscritto al Registro dei fertilizzanti per uso biologico. Oltre al rispetto dei limiti previsti dalla norma nazionale, che fissa limiti molto restrittivi soprattutto per il contenuto di metalli pesanti, il riconoscimento è stato possibile anche grazie al fatto che il processo di compostaggio svolto nell’impianto non prevede l’utilizzo di fanghi di depurazione delle acque o di origine agroindustriale, ma esclusivamente frazione organica di rifiuti solidi urbani, proveniente dalle raccolte comunali porta a porta e da scarti del verde. Insomma, il bidoncino dell’umido che viene depositato sulla soglia di casa è diventato una risorsa economica.
Il nuovo compost Arborea bio potrà essere utilizzato dalle sempre più numerose aziende agricole del territorio che hanno scelto di convertire le loro produzioni alla filiera del biologico, e va a incrementare le potenzialità di utilizzo del compost di qualità che l’impianto, gestito dal Consorzio industriale, produce dal 2012 e che riscuote un crescente apprezzamento tra gli agricoltori per l’elevata qualità e i benefici del suo apporto.
Il Consorzio industriale da anni punta a ottimizzare la filiera del trattamento dei rifiuti. In particolare, per il compost che ora è anche biologico, negli anni scorsi era stato condotto un progetto in collaborazione con l’agenzia Laore, con prove di campo su diversi tipi di terreni e colture. In questo modo gli agricoltori della zona hanno conosciuto e iniziato ad apprezzare le qualità del compost di Arborea. Anche il compost bio sarà distribuito con il marchio CIC che indica il Consorzio Italiano Compostatori, che risulta un valore aggiunto per l’ammendante compostato, assicurando ai destinatari finali trasparenza, affidabilità e qualità.
Il presidente del Consorzio industriale, Massimiliano Daga spiega che il riconoscimento ministeriale «rappresenta un ulteriore tassello per l’inserimento dell’impianto di trattamento di Arborea nelle dinamiche economiche del territorio, realizzando un perfetto esempio di economia circolare in piena coerenza con gli obiettivi di sostenibilità ambientale economica e sociale».
Sul riciclo della frazione umida dei rifiuti, il Consorzio ha investito moltissime risorse in questi anni, realizzando un impianto costato quasi nove milioni di euro. Con un ulteriore finanziamento regionale di quasi 1 milione e 400mila euro, è in corso la realizzazione un nuovo capannone della superficie di mille metri quadrati da destinare alla raffinazione e all’insacchettamento del compost maturo. In questo modo, il compost Arborea potrà essere acquistato non solo dalle grandi aziende agricole, ma anche dai cittadini a scopi hobbistici.
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