Sanità, il nuovo urlo della piazza

A Ghilarza il sit in del Comitato per il Delogu: «Serve un sistema territoriale. I sindaci ci sostengano»

GHILARZA. La protesta degli irriducibili va in scena in una giornata uggiosa e continuerà a dispetto di qualunque condizione meteo e a tempo indefinito se non saranno fatti i passi nella direzione indicata: il ripristino dei servizi sanitari, l’interconnessione e il regolare funzionamento dei tre ospedali della provincia. Il Comitato Delogu Bene Comune l’ha ribadito al sit in di ieri: la difesa dell’ospedale di Ghilarza non prescinde dalla lotta per l’intero sistema sanitario oristanese. Neanche si può rischiare la scollatura con i rappresentanti istituzionali del territorio, che più di altri possono dare forza e incisività alle istanze delle comunità locali e che ieri sono stati esortati a unirsi al fronte di lotta e a ritrovare comunione d’intenti. Presenti il sindaco Stefano Licheri e pochi altri, la capogruppo della minoranza Eugenia Usai e gli ex sindaci Alessandro Defrassu e Tomaso Sanna.

«Il Comitato è nato per dare supporto agli amministratori comunali nella battaglia per la salvaguardia dell’ospedale, ma probabilmente il messaggio non è passato e qualcuno l’ha visto come un soggetto che voleva sostituirsi alle istituzioni, ma non è così. Invito i sindaci a condividere la nostra battaglia e semmai a mettersi alla testa del movimento di protesta», ha esortato Serafino Corrias, padre putativo del coordinamento.

Dopo una sessantina di manifestazioni che non hanno sortito i risultati sperati, c’è chi ha proposto di alzare il livello della protesta. «Dobbiamo cambiare registro, essere più reattivi», ha detto Bruno Floris, medico del Delogu in pensione lanciando una provocazione: «Abbiamo gli ombrelli? Diamo ombrellate! Stiamo assistendo a un balletto indegno sulla pelle della gente, una sanità in cui a pesare sono gli interessi economici, perché per ogni struttura pubblica che chiude è subito pronta la convenzione con il privato».

«Dobbiamo rivendicare il sistema hub and spoke, nel quale gli ospedali periferici sono fondamentali per far funzionare il centro d’eccellenza, come hanno fatto in passato Bosa e Ghilarza per Oristano. Ma questo modello non è mai partito per insipienza e colpe della politica e della struttura gestionale», ha affermato Filomena Deriu, ex medico del Delogu.

Il portavoce del comitato ha serrato i ranghi. «Non si può risolvere il problema dell’assistenza e della cura dei pazienti intervenendo su un solo ospedale», ha rilevato Raffaele Manca riferendosi alle rivendicazioni “oristanocentriche” di alcuni sindacati: «Il San Martino, il Delogu e il Mastino devono essere raccordati in un sistema unitario che assuma il compito di dare risposte di assistenza e cura. All’interno di questa priorità nasce il problema degli interventi nei singoli ospedali, che per il San Martino è di riaprire subito Medicina e metterla al servizio della provincia, per Bosa è di adeguare il sistema alla capacità di risposta. Per quanto riguarda il Delogu, abbiamo sempre chiesto che Medicina fosse mantenuta in vita anche con un’ala Covid. Ma se in questa grave situazione l’esigenza è di concentrare in un unico punto il trattamento del covid, questo si può realizzare a Ghilarza purché siano garantite la sicurezza degli operatori, la certezza di cura dei pazienti e l’operatività della struttura».

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