Case vendute ma non costruite, scattano le denunce per truffa

ORISTANO. Prima lo stop per gli abusi edilizi, ora le denunce per truffa. Mentre operai e ruspe sono fermi, la gran parte del lavoro per la palazzina in costruzione tra via De Gasperi e via Leone...

ORISTANO. Prima lo stop per gli abusi edilizi, ora le denunce per truffa. Mentre operai e ruspe sono fermi, la gran parte del lavoro per la palazzina in costruzione tra via De Gasperi e via Leone XIII si fa in tribunale. Dopo che l’edificazione era stata bloccata dal Tar e dopo che la procura della Repubblica di Oristano aveva chiesto e ottenuto che il cantiere e l’intera costruzione venissero posti sotto sequestro perché frutto di abusi edilizi, ora fioccano le denunce per truffa. Sono quelle presentate dagli acquirenti degli appartamenti che non verranno mai costruiti, perché la palazzina, come decretato prima dal Tar e ora dall’accertamento di conformità che consentirà comunque di sbloccare l’edificazione ma non sino alle quote ipotizzate e proposte ai compratori, si fermerà all’altezza sin qui già raggiunta dallo stabile al centro di una vicenda giudiziaria assai controversa.

Nella scorsa primavera, dopo che il Tar a gennaio di un anno fa aveva accolto il ricorso presentato dall’avvocato Luca Casula per conto del proprietario di una casa della zona, che contestava il fatto che si volessero raggiungere i 19 metri di altezza, fatto anomalo e non consentito dal Puc, il sostituto procuratore Andrea Chelo aveva richiesto il sequestro dell’intero cantiere. La difformità rispetto al Piano urbanistico, il frazionamento del terreno, la mancata costruzione di parcheggi e soprattutto quell’altezza esagerata avevano convinto anche il giudice per le indagini preliminari che si fosse davanti a un abuso edilizio. A fine marzo 2020, arrivarono così gli agenti della sezione di polizia giudiziaria del Corpo forestale a piazzare i sigilli e mettere il cantiere sotto sequestro – gli indagati sono il responsabile dei lavori, l’ingegnere Adriano Sorrentino, e quelli dei costruttori Antonio Loddo e Stefano Secci, difesi dall’avvocato Piero Franceschi.

Da quel momento i guai giudiziari si sono moltiplicati, perché con i lavori che si fermeranno a un altezza di 13 metri e non di 19, verranno a mancare anche molti appartamenti già acquistati. Chi ha venduto le proprietà in costruzione non avrebbe avvisato i compratori del fatto che esisteva già, all’epoca in cui iniziarono le trattative anche un contenzioso stragiudiziale che aveva portato alla richiesta di accesso agli atti in Comune e che poteva far pensare che sarebbero insorti dei problemi ben più seri successivamente. Quando poi furono firmati alcuni contratti esisteva già il ricorso al Tar e quindi si poteva anche dover mettere in conto che i lavori avrebbero potuto subire delle battute di arresto. Sarebbe poi stata promessa la stipula di una fideiussione a garanzia del futuro proprietario, ma questa, sebbene prevista dal contratto, non esisterebbe. In tutte queste azioni si configurerebbe la truffa denunciata dagli acquirenti rimasti senza casa. (e.carta)

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