Sartiglia, i due Gremi ci sperano ancora
«Se ci diranno che c’è un margine per fare qualcosa prepareremo un progetto, altrimenti saremo costretti ad arrenderci»
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ORISTANO. Sull'edizione 2021 della Sartiglia i due approcci sono diversi, ma il gremio di San Giovanni e quello di San Giuseppe alcune idee in comune le hanno. Intanto il realismo, e dunque il riconoscimento del fatto che la situazione sanitaria lascia poco spazio all'improvvisazione: «Ora non comandiamo noi, comanda il Covid» commenta significativamente Nando Faedda, oberàiu majori del gremio dei Contadini. E poi una certa dose di rassegnazione. D'altra parte, illusioni non se ne era fatto nessuno: niente pariglie in giro per le vie cittadine, nessun preparativo per i grandi spuntini, nessun rincorrersi di voci su chi avrebbe ricoperto il ruolo di componidori. La speranza generale, poco convinta, è quella di riuscire a svolgere alcuni momenti rituali, magari in concomitanza con un lockdown cittadino di qualche ora come ipotizzano alcune voci. Approcci diversi, si diceva però, fra le due associazioni che da secoli organizzano la corsa. Ultimi superstiti del sistema corporativo sviluppatosi in città sul modello iberico, i due gremi sono da secoli gli organizzatori della corsa alla stella. Non da sempre, perché le prime edizioni, come quella in onore dell'imperatore Carlo V del 1546, erano molto probabilmente realizzate direttamente dalle istituzioni civiche. Ma da un tempo sufficientemente lungo a far sì che la loro parola sia decisiva quando si parla di Sartiglia, anche negli anni dei contapersone e dei controlli antidoping. Le due organizzazioni sono ben consapevoli del loro ruolo, ma sanno anche che la decisione definitiva non spetta né a loro né al Comune, ma alla Prefettura, con cui sperano di trovare un accordo a inizio settimana. Per i contadini, gli organizzatori della corsa di domenica, sembra prevalere la prudenza: «Non ci sono ipotesi sull'organizzazione della Sartiglia – spiega il presidente Nando Faedda – anche perché sono le autorità a decidere se ci sono i margini per fare qualcosa, ed è inutile preparare progetti se poi si scopre che non si può fare nulla. Si farà un progetto se e quando questura e prefettura spiegheranno in quali spazi ci possiamo muovere». Un po' più ottimista invece l'approccio dei falegnami, senza però lasciare spazio a illusioni di sorta: «Le nostre proposte sono note da tempo – afferma Antonello Addari, majorale en cabo del gremio intitolato a San Giuseppe – svolgere, senza pubblico, vestizione, incrocio delle spade e benedizione con sa pipia de maju. Speriamo di poterne discutere martedì con il Prefetto: se riceviamo il via libera siamo pronti per l'organizzazione, altrimenti c'è poco da fare, ed è inutile mettere in moto la macchina prima di capire quali sono gli spiragli».
Davide Pinna
Davide Pinna
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