«Uccisa per il tradimento commesso 48 anni prima»

Narbolia, pubbliche le motivazioni dell’omicidio di Brigitte Pazdernik Per i giudici, il processo ha evidenziato le bugie del marito, condannato a 24 anni

NARBOLIA. Era ossessionato da un tradimento di 48 anni prima e che la moglie gli aveva confessato nel 2015. Il sospetto, a cui va aggiunto anche quello della paternità di una delle figlie attribuibile a suo fratello, aveva aleggiato sulle loro vite per 45 anni. Poi era diventato certezza, rancore covato e mai represso. Odio infine esploso di fronte a una trasmissione che raccontava una vicenda nella quale l’imputato si era immedesimato. «Lo vedi che fine si fa quando si tradisce?», le disse. Solo che quando non ci sono prove, si va avanti con gli indizi sino a che non rimangono solo alternative ragionevoli. Sono tanti e messi in fila hanno portato alla sentenza di condanna a 24 anni per Giovanni Perria, l’80enne colpevole in primo grado dell’omicidio della moglie Brigitte Pazdernik, annegata nel mare tra Torre del Pozzo e Is Arenas il 10 ottobre 2018.

Come sia finita in acqua resta un mistero. Si possono fare solo ipotesi, ma tra tutte quelle messe in campo, per i giudici della Corte d’Assise di Cagliari, solo una è valida: l’omicidio. Nemmeno su come sia avvenuto v’è certezza. L’unica certezza che la Corte presieduta dalla giudice Tiziana Marogna, giudice estensore Giorgio Altieri, possiede è che a commetterlo sia stato il marito. Se il finale della storia è quindi nebuloso, nelle motivazioni della sentenza, non lo è tutto il resto. È chiaro il movente; sono palesi le tante bugie dette dall’imputato; sono credibili tutte le affermazioni dei testimoni; sono incontrovertibili gli accertamenti fatti dagli agenti della Squadra mobile e dai consulenti con cui il pubblico ministero Armando Mammone ha ricostruito ogni aspetto della vicenda.

Se quegli ultimi istanti prima della fine restano fumosi, per quanto non tali da rendere credibile l’ipotesi del suicidio, per i giudici è chiaro tutto il resto, cominciando dal fatto che il terreno su cui si mosse Giovanni Perria dal 10 ottobre 2018 in poi è disseminato di bugie. Smontandole una per una, si arriva al finale descritto. È un’esclusione di possibilità che inizia nel momento in cui Perria, assistito dall’avvocato Antonello Spada, viene smentito dai testimoni e dalle consulenze. C’è la vicina di casa che vede uscire la macchina dell’imputato dal cortile attorno alle 22.30 di quella sera e far rientro circa un’ora più tardi. Perria ha sempre negato di aver lasciato la sua abitazione, ma il raffronto tra il consumo di carburante e i chilometri percorsi lo smentisce. Così come viene smentito dalla simulazione fatta in casa sua, chenon rende credibile la tesi che la moglie, che già dormiva, sia scesa dalla camera da letto per poi andare nello scantinato, aprire la serranda e il cancello elettrici senza che il marito sia stato in grado di fermarla, di raggiungerla o comunque di vedere in che direzione si stava recando. Tutta la messinscena successiva, quando inizia a sostenere la fuga della donna, non trova poi riscontro nei tempi: a piedi, ipotizzando che Brigitte ci sarebbe riuscita, seppure malata, malferma sulle gambe, senza gli occhiali e l’apparecchio acustico, sarebbe arrivata nella spiaggia di Torre del Pozzo tra le tre e le quattro del mattino. È un orario che non avrebbe consentito al corpo di riaffiorare a 500 metri dalla riva della spiaggia di Su Pallosu.

È cancellando a una a una le bugie, che la versione di Giovanni Perria crolla, spalancando la porta all’unica ricostruzioneche i giudici ritengono possibile: ha litigato, ha fatto ubriacare la moglie, l’ha portata a Torre del Pozzo e l’ha fatta entrare in acqua. Sperando che il mare nascondesse per sempre quel segreto.

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