Sanità, il comitato fa sua la piazza

Ancora una protesta con manifesti e corteo d’auto a Ghilarza per i tagli all’ospedale Delogu

GHILARZA. Un centinaio di persone in strada o a bordo di 45 auto in sosta davanti all’ospedale per chiedere l’applicazione di una legge che già tre anni fa classificava il Delogu come presidio territoriale, prevedendo il potenziamento dei reparti di Medicina interna, di Chirurgia programmata e dei servizi storici e integrando l’offerta sanitaria con il centro di emergenza e il reparto di riabilitazione.

A distanza di tanto tempo non c’è traccia di quella riorganizzazione, fatti salvi i timidi segnali sulla possibile riapertura del punto di primo intervento. La procedura per l’affidamento del servizio si è chiusa venerdì con la candidatura di una società sarda. «La speranza è che l’iter abbia un esito positivo e che presto il servizio sia ripristinato perché la situazione attuale è drammatica», ha dichiarato Raffaele Manca, a capo del coordinamento che ieri ha guidato la protesta dei cittadini. Più di 60 manifestazioni per rivendicare un diritto acquisito, «Non chiediamo altro che l’applicazione del provvedimento assunto dal consiglio regionale quando ha riformato la rete ospedaliera. Questa prevedeva per Ghilarza il mantenimento di Radiologia, Dialisi day surgery, Medicina, Laboratorio analisi e punto di primo intervento e l’aggiunta del reparto di riabilitazione», ha ricordato Manca.

Con l’avvento della pandemia il piano, secondo il comitato, può essere adattato alla situazione contingente, ma non ridimensionato. «Con i dovuti interventi strutturali il Delogu potrebbe avere un’ala covid funzionante se il numero di pazienti fosse ridotto, che diventerebbero due se aumentassero i ricoveri legati all’infezione», ha precisato Raffaele Manca assicurando che la soluzione risolverebbe i problemi del San Martino, «Perché Ghilarza fungerebbe da filtro preservando tutti i servizi ordinari dell’ospedale oristanese».

C’è poi il ruolo della medicina territoriale da rivalutare, «Ma in Sardegna siamo nella fase di chiusura dei suoi presidi perché non si è entrati nell’ordine di idee che la garanzia di sanità nei territori stia soprattutto nella presenza dei servizi locali. Per questo diciamo che la chiusura del laboratorio di analisi o il fatto di subordinarne la riattivazione al funzionamento del punto di primo intervento sono gravemente dannosi. Non solo non risolvono il problema, ma instillano nelle popolazioni la convinzione che la decisione non è quella di migliorare l’ospedale di Ghilarza, ma di chiuderlo», ha constatato.

Che la sfiducia e la diffidenza siano sentimenti diffusi lo confermano le parole dei manifestanti. «Ci sentiamo presi in giro – ha ammesso Maria Bonaria Deligia –. La politica e l’Ats non hanno mantenuto le promesse, segno che per loro la nostra voce non conta niente». «L'impressione è che ci siano persone che remano contro il Delogu nascondendosi dietro un finto interesse», è lo sfogo di Lidia Murgia, che ha protestato dicendo: «Non accetto che la mia salute sia in mano a manager che devono far quadrare i conti a discapito della qualità dei servizi».

In trincea anche l’amministrazione comunale. «L’ospedale è una risorsa fondamentale per il territorio, non solo per Ghilarza – ha rimarcato la consigliera Eugenia Usai –. In questo periodo si sarebbe dovuto programmare il post-emergenza ma si sta andando in tutt’altra direzione e questa è una mancanza di rispetto per chi si sta battendo per il presidio sanitario», ha dichiarato il sindaco Stefano Licheri. Ma la battaglia non si ferma. «Continuerà sino a quando non verranno date le risposte che da troppo tempo attendiamo», la promessa di Serafino Corrias, del comitato civico.

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