Amianto due nuovi morti causati dalla fibra-killer

Domani si celebra la giornata in ricordo delle tante vittime di mesotelioma Solo in provincia più di trecento dalla chiusura dei due stabilimenti Sardit e Cema

ORISTANO. Le ultime vittime, nell’Oristanese, sono state registrate pochi mesi fa: un muratore che senza adeguate protezioni, aveva lavorato a diretto contratto con il cemento amianto e una donna di 84 anni, colpita da mesotelioma pleurico, perché le fibre di amianto, senza saperlo, lei le aveva respirate, pur non essendo mai stata a contatto diretto con questo pericolosissimo materiale. Saranno dedicate anche a loro, le celebrazioni in occasione della Giornata mondiale delle vittime dell’amianto, in programma domani mattina, all’istituto Tecnico “Lorenzo Mossa”. L’appuntamento è alle 10, nell’aula magna dell’istituto dove, dopo i saluti del dirigente scolastico e gli interventi delle autorità e dei rappresentanti dell’Associazione ex esposti amianto e la presentazione dei lavori fatti dagli studenti sull’argomento, ci si sposterà nel cortile dove sarà messo a dimora un ulivo, donato dal Comune, in memoria delle vittime di quella che non a caso venne battezzata “fibra killer”. L’amianto venne messo fuori legge agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso, dopo una lunga battaglia condotta dai lavoratori delle aziende che lo producevano. Due erano infatti gli stabilimenti, la Sardit di Oristano e la Cema Sarda, a Marrubiu, chiusi dopo la messa al bando del materiale, ma dove per quasi un ventennio si realizzavano manufatti di cemento amianto, il cui utilizzo nell’edilizia era molto diffuso. «Dalla chiusura degli stabilimenti ad oggi, in provincia, le morti per mesotelioma e asbestosi sono state non meno di 300», dice Giampaolo Lilliu, presidente provinciale dell’Associazione ex esposti. «Purtroppo solo nel 2007 è stato istituito un registro ufficiale dei malati a causa dell’amianto e ancora oggi, i familiari di chi era esposto all’amianto non sono inclusi nel piano di vigilanza sanitaria e devono i pagare di tasca propria visite e analisi». Lilliu definisce la situazione «altamente preoccupante, perché fino a che non sarà eliminato tutto l’amianto, presente persino negli edifici pubblici, non saremo mai protetti dal rischio di ammalarci», dice. Quello di domani, dunque, non sarà un evento unicamente celebrativo, ma l’occasione per sollecitare interventi di bonifica ormai non più rinviabili e una maggior vigilanza sanitaria «perché altrimenti – avverte Lilliu – a causa dell’amianto si continuerà a morire». La Giornata mondiale delle vittime dell’amianto si tiene ogni anno il 28 di aprile, quest’anno però a causa dell’emergenza Covid è slittata di qualche giorno. «La pandemia però non ci ha fermati», è la conclusione di Giampaolo Lilliu. (m.c.)

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