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Oristano

Cabras, replica la preside «Solo falsità e calunnie»

di Enrico Carta
Cabras, replica la preside «Solo falsità e calunnie»

Marina Enna risponde alla lettera dei genitori che ne chiedono la rimozione «Nessun episodio di cui mi si accusa corrisponde al vero. Mi tutelerò»

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CABRAS. «I fatti e i comportamenti che mi vengono addebitati non corrispondono al vero». All'indomani della petizione recapitata da circa 190 genitori dell'Istituto Comprensivo di Cabras al direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale, Francesco Feliziani, in cui si chiede l'allontanamento della dirigente scolastica Marina Enna, quest'ultima, con una dichiarazione ufficiale, smentisce tutto quanto sostenuto dalle famiglie. «In primo luogo non è vero che ci sarebbero numerosi casi di dimissioni da parte dei rappresentanti di classe, di interclasse e di istituto: queste sono state soltanto 6 e alcune riguardavano persone con incarichi plurimi». Quanto poi ai dichiarati numerosi episodi di contrasto tra singoli genitori e la stessa Enna «non mi sono pervenute lamentele formali sul trattamento che avrei riservato ai 'numerosi genitori'». La dirigente fornisce la sua versione dei fatti anche sui trasferimenti. «Nell’anno scolastico 2019/2020 su 105 docenti che prestavano servizio nell’Istituto, se ne sono trasferiti 8 di cui 5 per mobilità, prassi comune in tutti gli istituti. Quanto agli alunni i trasferimenti sono stati 10. E fra i motivi per la mobilità la maggioranza riguardano casi di cambio di residenza o lavorativi».

Intanto i genitori sono divisi in due blocchi, i contestatori e chi invece sostiene la dirigente e il suo operato. Dai primi emergono novità sulla protesta: «Qualche mese fa, prima di questa petizione, era stata inviata alle istituzioni una lettera anonima – riferisce una mamma – ora so che la contestazione ha due poli principali: la Scuola Secondaria di Via Trieste e la Scuola Primaria di Riola Sardo, e che una delle cause scatenanti della protesta sarebbe stata la cancellazione di alcuni corsi a pagamento, che davano crediti per le Scuole superiori, con l'insorgere della pandemia. Le famiglie per l'iscrizione avevano pagato 900 euro e la dirigente si è presa la libertà di interrompere i corsi, i ragazzi non hanno continuato in Dad, e non hanno potuto prendere l’attestato. Ora lei ha istituito un nuovo esame, per il quale ha chiesto altri soldi, ma i ragazzi, non avendo più frequentato, non potranno sostenerlo, con conseguente danno al loro percorso di studi. Le famiglie, inoltre, non sono state risarcite e quando noi genitori abbiamo provato a parlarci siamo stati trattati male». Anche su questo fronte, però, la dirigente smentisce. «Non corrisponde al vero, nel presente anno ho attivato molti progetti e da quando sono Dirigente scolastica dell’Istituto ho arricchito l’offerta formativa». I genitori firmatari restano su posizioni opposte: «Interagire con lei significa essere umiliati – dichiara un'altra mamma – anche quando si fanno delle richieste lecite per i propri figli. A scuola si avverte sempre un clima teso, quasi di terrore, e molti alunni hanno paura della dirigente. La raccolta firme prosegue e non abbiamo intenzione di fermarci». Dal canto suo, la dirigente non tollererà ulteriori azioni eclatanti: «Le accuse mosse alla mia persona risultano false, infondate e calunniose. Mi riservo di agire nelle sedi competenti a tutela della mia onorabilità». Il braccio di ferro continua.

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