«Flop vaccini per colpa dell’Ats»
di Michela Cuccu
I medici rovesciano le accuse su Nieddu e Temussi: «Dosi distribuite solo a Cagliari e Sassari»
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ORISTANO. Il giorno dopo il flop della campagna di test di massa “Sardi e sicuri”, un nuovo fronte di scontro si apre tra l’Ordine dei medici e la gestione regionale della sanità, con i primi che replicano all’assessore Mario Nieddu e al commissario dell’Ats, Massimo Temussi. Questi ultimi hanno lanciato le accuse contro i medici di famiglia di non collaborare alla campagna vaccinale, minacciandoli di provvedimenti disciplinari.
La replica non tarda ad arrivare e smonta, punto per punto, il castello di accuse. Anzi le ribalta e individua nella Regione e nell’Ats i veri responsabili di tali ritardi. «Siamo sorpresi – scrive il presidente provinciale dell’Ordine, Antonio Sulis – i medici di famiglia non solo non vengono agevolati come previsto, ma ostacolati in ogni modo». Aggiunge che non è la prima volta che Ats e assessorato scaricherebbero le responsabilità sui medici di base: «Nella prima fase della pandemia li hanno accusati di non effettuare adeguatamente l’assistenza ai loro pazienti, dimenticandosi anche del fatto che sono stati lasciati senza dispositivi di protezione individuale. Sono accuse del tutto gratuite che portano discredito nei confronti di una categoria che ha pagato in prima persona, anche con la vita, una disorganizzazione, sia a livello nazionale che regionale».
Protesta a più voci. Per primo era stato il segretario provinciale della Federazione italiana dei medici di medicina generale, Alessandro Usai, a rimandare al mittente le accuse: «La prenotazione delle dosi su sulla piattaforma smartsheet è possibile soltanto dalle province di Cagliari e Sassari, quindi i medici della Sardegna dovrebbero ritirarle soltanto al Marino di Cagliari e alla Promocamera di Sassari, per cui le altre province si aggiustano con accordi locali più o meno naïf. L’appuntamento per il ritiro dai centri di stoccaggio è quantomeno variabile e, se non fosse una cosa seria, sarebbe addirittura comica. Ci sono medici che si sciroppano un’ora di strada, dopo aver allertato i pazienti candidati alla vaccinazione, per poi avere la sorpresa che i vaccini non ci sono. Dicono sia importantissima la registrazione dell’avvenuta vaccinazione sulla piattaforma informatica Avacs. Registrazione che prima ha fatto uscire di testa chiunque ci tentasse. Poi, quando tutti hanno imparato a usarla, dal 15 maggio si è passati alla piattaforma di Poste Italiane che però non riconosce le prime dosi registrate su Avacs. Siamo al delirio».
Le cifre che poi elenca Alessandro Usai completano il quadro e smentiscono la Regione e l’Ats: «Ha individuato i colpevoli nei medici di famiglia che non hanno finito di vaccinare le persone confinate in casa per malattie croniche. Ebbene, sono appena 102 in tutta la provincia che, se si considera che soltanto il distretto di Oristano, ha circa 580 assistiti in Cure domiciliari integrate. Non sono certo un’enormità», per cui se in tanti mancano ancora all’appello i colpevoli vanno cercati altrove. La strategia dell’Ats pare sia quella di lasciare al palo la medicina di famiglia addossandole comunque la colpa di un colossale flop organizzativo e di una totale incapacità gestionale a livello regionale».
Pochi test per “Sardi e sicuri”. È stato un flop annunciato: la due giorni della tappa provinciale della campagna “Sardi e sicuri” si è conclusa con dati decisamente deludenti. Sono stati appena 3.492 i test antigenici effettuati sulla popolazione. Affluenza scarsa, 2,2% dei residenti, legata sicuramente al fatto che lo screening che nelle intenzioni della Regione doveva essere svolto a tappeto, nell’Oristanese è arrivato con un notevole ritardo: ben sei mesi dopo l’avvio della campagna di tamponi rapidi effettuata con la consulenza del virologo Andrea Crisanti. Il primato per la scarsa affluenza è del capoluogo: fra sabato e domenica, nelle tre palestre messe a disposizione dal Comune, si sono presentati appena in 420 per sottoporsi al tampone rapido. Più virtuosi a Terralba, con 454 persone. In Planargia, nel centro allestito a Bosa si sono sottoposti al test gratuito in 403. Bosa è anche la struttura dove sono stati accertati e confermati dall’esame molecolare gli unici due casi di positività. A Ghilarza, infine, sono stati in 328 a effettuare il test. Impossibile conoscere le cifre esatte della spesa sostenuta per la tappa in provincia di “Sardi e Sicuri”, ma l’alto numero di operatori sanitari, 320 impegnati fra sabato e domenica, lascia intuire costi importanti.
La replica non tarda ad arrivare e smonta, punto per punto, il castello di accuse. Anzi le ribalta e individua nella Regione e nell’Ats i veri responsabili di tali ritardi. «Siamo sorpresi – scrive il presidente provinciale dell’Ordine, Antonio Sulis – i medici di famiglia non solo non vengono agevolati come previsto, ma ostacolati in ogni modo». Aggiunge che non è la prima volta che Ats e assessorato scaricherebbero le responsabilità sui medici di base: «Nella prima fase della pandemia li hanno accusati di non effettuare adeguatamente l’assistenza ai loro pazienti, dimenticandosi anche del fatto che sono stati lasciati senza dispositivi di protezione individuale. Sono accuse del tutto gratuite che portano discredito nei confronti di una categoria che ha pagato in prima persona, anche con la vita, una disorganizzazione, sia a livello nazionale che regionale».
Protesta a più voci. Per primo era stato il segretario provinciale della Federazione italiana dei medici di medicina generale, Alessandro Usai, a rimandare al mittente le accuse: «La prenotazione delle dosi su sulla piattaforma smartsheet è possibile soltanto dalle province di Cagliari e Sassari, quindi i medici della Sardegna dovrebbero ritirarle soltanto al Marino di Cagliari e alla Promocamera di Sassari, per cui le altre province si aggiustano con accordi locali più o meno naïf. L’appuntamento per il ritiro dai centri di stoccaggio è quantomeno variabile e, se non fosse una cosa seria, sarebbe addirittura comica. Ci sono medici che si sciroppano un’ora di strada, dopo aver allertato i pazienti candidati alla vaccinazione, per poi avere la sorpresa che i vaccini non ci sono. Dicono sia importantissima la registrazione dell’avvenuta vaccinazione sulla piattaforma informatica Avacs. Registrazione che prima ha fatto uscire di testa chiunque ci tentasse. Poi, quando tutti hanno imparato a usarla, dal 15 maggio si è passati alla piattaforma di Poste Italiane che però non riconosce le prime dosi registrate su Avacs. Siamo al delirio».
Le cifre che poi elenca Alessandro Usai completano il quadro e smentiscono la Regione e l’Ats: «Ha individuato i colpevoli nei medici di famiglia che non hanno finito di vaccinare le persone confinate in casa per malattie croniche. Ebbene, sono appena 102 in tutta la provincia che, se si considera che soltanto il distretto di Oristano, ha circa 580 assistiti in Cure domiciliari integrate. Non sono certo un’enormità», per cui se in tanti mancano ancora all’appello i colpevoli vanno cercati altrove. La strategia dell’Ats pare sia quella di lasciare al palo la medicina di famiglia addossandole comunque la colpa di un colossale flop organizzativo e di una totale incapacità gestionale a livello regionale».
Pochi test per “Sardi e sicuri”. È stato un flop annunciato: la due giorni della tappa provinciale della campagna “Sardi e sicuri” si è conclusa con dati decisamente deludenti. Sono stati appena 3.492 i test antigenici effettuati sulla popolazione. Affluenza scarsa, 2,2% dei residenti, legata sicuramente al fatto che lo screening che nelle intenzioni della Regione doveva essere svolto a tappeto, nell’Oristanese è arrivato con un notevole ritardo: ben sei mesi dopo l’avvio della campagna di tamponi rapidi effettuata con la consulenza del virologo Andrea Crisanti. Il primato per la scarsa affluenza è del capoluogo: fra sabato e domenica, nelle tre palestre messe a disposizione dal Comune, si sono presentati appena in 420 per sottoporsi al tampone rapido. Più virtuosi a Terralba, con 454 persone. In Planargia, nel centro allestito a Bosa si sono sottoposti al test gratuito in 403. Bosa è anche la struttura dove sono stati accertati e confermati dall’esame molecolare gli unici due casi di positività. A Ghilarza, infine, sono stati in 328 a effettuare il test. Impossibile conoscere le cifre esatte della spesa sostenuta per la tappa in provincia di “Sardi e Sicuri”, ma l’alto numero di operatori sanitari, 320 impegnati fra sabato e domenica, lascia intuire costi importanti.
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