Mancano i sensori per i bimbi diabetici, ma la Regione tace

Nessuna risposta dopo mesi di richieste, lettere e proteste Oggi la Caritas ne dona una partita all’unità di Pediatria

ORISTANO. Là dove la politica latita, o non dà risposte, spesso è il settore del no profit a sostituirsi alle istituzioni per colmarne i deficit. La riprova arriva dalla Caritas diocesana, che donerà al reparto di Pediatria diabetica del San Martino una fornitura di sensori del glucosio. I dispositivi forniti dall’Ats alle famiglie non sono sufficienti a coprire il fabbisogno dei pazienti in tenera età, e, viste le difficoltà degli utenti di reperire un numero sufficiente di presidi, Curia e associazione religiosa hanno deciso di farsi carico della spesa.

Per quanto encomiabili siano gli sforzi di chi ha fatto della solidarietà la sua missione, questi non possono e non devono essere la regola. Chi è chiamata a trovare soluzioni definitive è la politica, ma in tanti mesi non ha saputo andare oltre le mere dichiarazioni d’intento a parte ricostituire la Consulta del diabete e delle malattie metaboliche. È trascorso un mese da quando la giunta Solinas ha approvato la delibera sull’organo consultivo, ma non si sono registrati ulteriori sviluppi. «E noi abbiamo bisogno di passi da giganti, non di piccoli avanzamenti che ogni volta richiedono tempi lunghi – si sfoga la madre di una bambina affetta da diabete –. Dall’inizio dell’anno le abbiamo provate tutte per smuovere le acque. Abbiamo percorso ogni strada possibile per sollecitare la classe politica, scritto a chiunque in Regione invocando una soluzione che permettesse a tutti i pazienti diabetici di ricevere gratuitamente il numero di sensori di cui hanno effettivo bisogno».

Lo scoglio da superare è la delibera regionale del 2016 che, tra le altre cose, disciplina l’erogazione dei misuratori di glucosio stabilendo quantitativi irrisori rispetto alle reali necessità delle varie fasce d’utenza. I pazienti più penalizzati dalle limitazioni sono i bambini, che, in base alla norma, sono destinatari di appena 6 sensori all’anno su una media di 45 necessari per tenere sotto controllo i valori glicemici.

Impossibile gestire la malattia con una disponibilità così esigua di presidi sanitari, ma altrettanto proibitivi, per molte famiglie, sono i costi da sostenere per procurarsi i pezzi mancanti. «Abbiamo dovuto rivolgerci nuovamente all’associazione Dee Bee Italia, che tra qualche giorno consegnerà delle forniture alle famiglie dell’Oristanese in emergenza», riferisce una giovane madre.

Per i cittadini che vivono sulla propria pelle o su quella dei figli il disagio della malattia e gli effetti di una norma punitiva i problemi non sono finiti. «Purtroppo da un mese si è notevolmente ridotta la disponibilità delle cannule da collegare ai microinfusori – spiegano alcuni genitori –. Il problema dovrebbe essere legato a un ritardo nella produzione da parte della ditta che gestisce le forniture, non c’entrano le farmacie territoriali e la Regione».

Alla politica si chiede invece di modificare la contestata delibera del 2016 e di recuperare subito il terreno perso in questi cinque mesi. Richiesta di cui la Commissione sanità si farà portavoce domani con l’assessore Nieddu. Nel frattempo la Caritas diocesana metterà una piccola pezza. Oggi la direttrice Giovanna Lai e l’arcivescovo Roberto Carboni consegneranno una partita di sensori all’unità operativa di pediatria.

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