La Nuova Sardegna

Oristano

«Sanità malata, politica assente»

di Michela Cuccu
«Sanità malata, politica assente»

Il segretario del sindacato degli anestesisti accusa chi non è intervenuto a difesa dell’ospedale

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ORISTANO. «Non è un caso di emergenza ma una situazione determinata dall’immobilismo di chi avrebbe dovuto evitare che il San Martino restasse senza personale».

Giuseppe Obinu, segretario provinciale del sindacato medico Aaroi , critica la decisione della Direzione sanitaria di utilizzare, al San Martino, medici di altri reparti per sostituire i colleghi del Pronto soccorso in ferie.

«Non soltanto questa disposizione viola la legge perché le competenze vanno rispettate, ma è la dimostrazione che in questi anni non si è fatto nulla e si continua a non voler fare niente per evitare di rischiare la chiusura dell’ospedale per mancanza di personale».

Obinu è anestesista, uno degli undici rimasti all’Ospedale di Oristano che sino a cinque anni fa ne aveva ben 33. Con l’organico ridotto a un terzo, la prima, inevitabile, conseguenza è stata il blocco degli interventi chirurgici programmati.

Da tempo, infatti, a Oristano la sala operatoria viene aperta soltanto per le urgenze. Una decisione che ha pesanti ricadute su tutto l’ospedale.

Riguarda proprio gli anestesisti un precedente tentativo di sopperire alla loro carenza con medici di altri reparti e con specializzazioni differenti.

Alla fine di febbraio, infatti, il direttore del servizio di Urologia, Vincenzo Pecoraro, propose di impiegare internisti, oncologi e chirurghi per le altre attività di competenza degli anestesisti, come la terapia del dolore o l’assistenza in radiologia quando si utilizzano mezzi di contrasto.

In questo modo, Pecoraro, indicava una soluzione per poter riprendere regolarmente l’attività nelle sale operatorie. La proposta, oltre a scatenare le proteste degli anestesisti, che segnalarono come la procedura non fosse legale, venne subito accantonata fra mille polemiche. Adesso però, quella che era solo un’idea si concretizza per il Pronto soccorso. Giuseppe Obinu è piuttosto critico.

«Siamo ripiombati indietro di almeno trent’anni, quando, se eri medico dovevi fare di tutto, anche il dentista, ad esempio. L’aver introdotto le specializzazioni ha rivoluzionato, sollevandolo, il livello dei servizi. Così, invece, si fa finta che tutto questo si possa facilmente aggirare», spiega.

Poi aggiunge: «Se mancano i medici non è certo perché non vogliono venire a lavorare a Oristano. I medici ci sono, solo che vanno incentivati economicamente a restare anche in strutture periferiche, perché lo stesso problema lo vivono anche gli ospedali di Olbia e Nuoro – prosegue – la dimostrazione che non si stia dicendo la verità per coprire gli errori fatti dalla politica, arriva da Ghilarza, dove, si investono 800mila euro per portare medici non specializzati, da fuori Sardegna. Basterebbe invece far venire, pagandoli, gli specialisti di quegli ospedali che non sono nell’emergenza e ovviamente, bandire concorsi, selezioni e assumere».

Per Obinu insomma, la politica regionale ha una grossa responsabilità. Dice: «Difendere la sanità nei territori non è compito dei sindacati che, istituzionalmente devono tutelare i diritti dei lavoratori. È la politica che deve invece occuparsene e porre rimedio. Purtroppo, almeno in provincia di Oristano, la politica è del tutto assente», è l’amara conclusione del segretario dell’Aaroi.

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