Maxi rissa davanti a scuola a Oristano, arriva il perdono

Tre studenti che vi parteciparono espiano la pena con sei mesi di volontariato. Gruppi rivali si erano affrontati dopo una sfida con rime rap finita tra le offese

ORISTANO. Il perdono arriva dal tribunale dei minori, a quattro anni di distanza dai fatti e dopo sei mesi di messa alla prova, con i servizi prestati per due volte alla settimana in associazioni di volontariato. La gigantesca rissa, che aveva coinvolto numerosi studenti dell’istituto tecnico Mossa in viale Diaz nel novembre del 2018, ha quindi un primo epilogo giudiziario. Ieri mattina il giudice ha dichiarato estinto il reato per tre dei cinque giovanissimi finiti sul banco degli imputati per rissa e lesioni. Altri due devono essere ancora giudicati, mentre non è mai stato possibile individuare tantissimi altri ragazzi che parteciparono alla scazzottata di fronte alla scuola.

Tutto era cominciato in maniera assai particolare. Alcuni di loro stavano infatti partecipando a una sfida a colpi di rime e ritmo rap. Così, mentre uno era riuscito a farne una che mettesse in evidenza le dimensioni e le capacità del proprio membro sessuale, l’altro non aveva trovato di meglio che avanzare dubbi sull’omosessualità del genitore del suo sfidante. Quelle parole non furono gradite e dalle rime si passò alle botte senza cercare assonanze e allitterazioni. La disfida a due ben presto vide coinvolti altri giovani e alla fine si ritrovarono ad affrontarsi nell’agone, non proprio omerico, decine di studenti.

Come stava accadendo sino a qualche istante prima per le rime, anche i pugni arrivavano in successione. E dalle tasche di qualcuno dei tanti spettatori spuntò fuori anche il solito telefonino per l’immancabile reportage in presa diretta che poi sarebbe finito ben presto sui social network. Fu proprio il filmato ad agevolare il compito degli inquirenti che riuscirono a individuare almeno una piccola parte dei contendenti dal pugno veloce. Scattarono poi le denunce, accompagnate da certificati medici in cui si elencavano i traumi riportati e i giorni di cura assegnati. Qualcuno ebbe bisogno anche di cinque giorni per riprendersi, intanto però anche la giustizia si era messa in moto e ieri ha compiuto una parte del suo corso.

La legislazione per i minorenni – i ragazzi, alcuni residenti a Oristano, altri in paesi della provincia, avevano allora tra i 17 e i 14 anni – generalmente è differente da quella per gli adulti. Non lo è però nel caso della messa alla prova, tanto è vero che i ragazzi hanno dovuto svolgere lavori di pubblica utilità in associazioni no profit che agiscono nel campo del volontariato e dell’impegno sociale. Terminato il periodo di messa alla prova richiesta dagli avvocati Paolo Firinu, Antonello Casula e Sebastiano Ghighino, è arrivato quello del giudizio. Il tribunale li ha perdonati, la speranza è che abbiano imparato la lezione. Non quella delle botte, ovviamente.

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