Racket dei rifiuti, le intercettazioni svelano gli accordi

SANTU LUSSURGIU. I concorrenti si sarebbero accordati. Avrebbero valutato se partecipare ai bandi di gara e con che modalità. Ragionavano sulle offerte da presentare alle amministrazioni e...

SANTU LUSSURGIU. I concorrenti si sarebbero accordati. Avrebbero valutato se partecipare ai bandi di gara e con che modalità. Ragionavano sulle offerte da presentare alle amministrazioni e addirittura sugli errori da fare volutamente nelle manifestazioni di interesse. Secondo il pubblico ministero Alessandro Pili, la strategia adottata per aggiudicarsi appalti per la raccolta dei rifiuti era questa. A dimostrarlo ci sarebbero le intercettazioni che ieri sono state esaminate in aula durante il processo che vede imputati Giovanni Maria Firinu, 60 anni, che avrebbe costituito un’associazione a delinquere assieme all’ex moglie Francesca Piras, 60 anni di Ghilarza; al suo collaboratore Massimo Settefonti, 48 anni di Santu Lussurgiu; a Franca Pani, 45 anni di Macomer; a Giovanni Basilio Angioi, 50 anni, sassarese di origine e residente ad Assemini. Gli altri imputati sono Raimondo Manca, 56 anni di Seneghe, tecnico del Comune di Baratili San Pietro; Emilio Chessa, 64 anni, ex sindaco di Santu Lussurgiu; Stefano Putzolu, 54 anni, ex vice sindaco dello stesso paese; Mario Moro, 72 anni di Oniferi; Gonario Moro, 42 anni di Oniferi; Giuseppe Amato, 55 anni di Torre Annunziata; Luigi Bastri, 53 anni di Napoli. Le contestazioni sono varie e non riguardano indistintamente tutti gli imputati: vanno dalla turbativa d’asta, al danneggiamento, alle minacce, al falso e allo smaltimento illecito di rifiuti.

Il nome di Giovanni Maria Firinu è quello che più di frequente si trova nei dialoghi intercettati, la cui esposizione è stata affidata all’ex comandante del Nucleo operativo dei carabinieri della Compagnia di Tonara, Giovanni Maria Seu. Nell’udienza di ieri, più volte si è fatto riferimento all’appalto del Comune di Baratili San Pietro, dove emergono gli errori di alcune ditte nella presentazione delle domande, mentre altre nemmeno le presentavano. Secondo il pubblico ministero ci sarebbe un accordo tra le varie aziende, così da condizionare poi l’esito delle gare e aggiudicarsele con il minimo ribasso d’asta. Lo stesso Firinu poco avrebbe gradito intromissioni o ostacoli tanto che in un’intercettazione dice: «L’unica persona che ha rotto le scatole è quella di Cagliari», tanto è vero che in un altro dialogo fa capire chiaramente di aver danneggiato l’auto aziendale della Cosir proprio perché voleva partecipare a una gara d’appalto. All’auto furono squarciate le gomme e rotto il lunotto posteriore.

Ad alcuni degli imputati è poi attribuita una serie di attentati commessi in mezza Sardegna ai danni di automezzi e di strutture delle ditte concorrenti che si mettevano di traverso e non lasciavano campo libero all’azienda della famiglia Firinu.

Le intercettazioni sono però materia da interpretare, tanto che il nutrito collegio difensivo costituito dagli avvocati Alessio De Gregoris, Filippo Serpau, Rosaria Manconi, Maria Claudia Pinna, Rossella Oppo, Gennaro Di Michele, Milena Patteri e Veronica Dongiovanni ha già avanzato dei dubbi sul significato dato dall’accusa ad alcuni dialoghi.

Si torna in aula il 7 luglio.

Enrico Carta

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