Ladri in trasferta, chieste le condanne

Da 5 a 8 anni le pene sollecitate per i tre imputati di Buddusò Sono accusati di aver derubato le case di alcuni anziani

ORISTANO. Il pubblico ministero non ha dubbi. Anche la difesa non ne ha, ma l’esito a cui arrivano è opposto. La parola finale sarà ovviamente quella della giudice che emetterà la sentenza il 16 luglio. Nei giorni che separano dal pronunciamento della giudice per le udienze preliminari Federica Fulgheri i tre imputati, tutti di Buddusò, sanno che rischiano parecchio. Il pubblico ministero Armando Mammone, che li accusa di aver messo a segno due furti in casa di anziani di Oristano e di averne tentato un terzo, ha sollecitato la condanna a cinque anni per Salvatore Saba (63 anni) a sei anni per Mario Tavanti (46 anni) e a otto anni per Mario Soro (41 anni). La differenza nelle richieste è legata a precedenti penali e alle recidive, aggravanti che vanno ad aggiungersi alle altre che accompagnano i reati contestati, perché i tre avrebbero agito dopo aver carpito la fiducia delle loro vittime e approfittando della loro incapacità o quasi di difendersi.

Una delle parti civili, che al processo sono assistite dall’avvocato Antonello Casula, è infatti non vedente. La seconda è una persona molto anziana. Entrambi risiedono nel centro città ed entrambi hanno subito, nel 2019 e a fine 2020, un furto nella propria abitazione. A metterlo a segno furono dei venditori ambulanti che riuscirono a entrare nelle case proprio per vendere della merce e che riuscirono a scovare il luogo in cui gli anziani custodivano i loro risparmi chiedendo che venissero cambiate delle banconote con altre di diverso taglio.

I due colpi fruttarono circa 53mila euro in contanti ai malviventi. Ma chi si celava dietro quei volti ripresi dalla telecamere di videosorveglianza? Per l’accusa i tre imputati, incastrati dall’intreccio di immagini e celle agganciati dai telefonini da loro usati. Le indagini della Squadra mobile, durate diversi mesi, portarono proprio a questo esito, che però viene contestato dagli avvocati Nicola Lucchi, Antonio Secci e Sergio Milia. Le loro tesi difensive prendono spunto proprio dagli elementi d’accusa laddove non sono chiare le immagini delle telecamere e i riscontri sui telefoni indicherebbero la presenza degli imputati in luoghi ben lontani da Oristano all’ora in cui sarebbero stati commessi i furti. Anche sulle testimonianze delle vittime, i pareri sono opposti. Le repliche alla requisitoria e alle arringhe anticiperanno la sentenza, mentre sono stati revocati i domiciliari agli imputati che ora dovranno sottostare solo all’obbligo di dimora nella provincia di Sassari.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes