Inchiesta “Saltalafila” la procura non si ferma

Il pubblico ministero presenta appello e insiste sulla sospensione di tre medici La scorsa settimana era stata rigettata dal gip la richiesta contro alcuni indagati

ORISTANO. Non è finita. L’ordinanza della giudice per le indagini preliminari non chiude la partita sull’inchiesta Saltalafila nata dal presunto uso improprio dei vaccini nella prima fase della campagna di somministrazione. La procura, che la scorsa settimana aveva visto respinta la richiesta di applicazione di misure interdittive per tre medici, indagati assieme a otto colleghi e a quattro infermieri, ha preparato la contromossa. Ieri mattina ha depositato al tribunale del riesame di Cagliari l’appello contro l’ordinanza della giudice Silvia Palmas.

La battaglia legale entra quindi ancor più nel vivo. L’antefatto è proprio quel pronunciamento con cui erano state rigettate le richieste di rimozione dalle funzioni esercitate dai tre medici in servizio all’Assl di Oristano. Riguardavano Peppinetto Figus, direttore del Distretto socio-sanitario di Oristano, Salvatorangelo Piredda, coordinatore dei tre poliambulatori territoriali che fanno capo all’Assl, e Clelia Peddio referente del poliambulatorio del capoluogo – i tre sono assistiti dalle avvocatesse Anna Laura Lutzu e Rossella Oppo –. La procura contesta loro, così come agli altri indagati, il peculato e l’abuso d’ufficio perché avrebbero utilizzato le dosi di vaccino a disposizione come se non fossero beni pubblici, ma oggetti di loro proprietà andando a somministrarli a parenti e amici, contravvenendo così anche alle disposizioni sulle categorie individuate come prioritarie per la somministrazione dal piano nazionale e regionale.

La giudice, nel respingere le richieste, si era addentrata nel merito dell’indagine ritenendo insussistenti i reati contestati di peculato e abuso d’ufficio. Non quindi per una questione procedurale erano state rigettate le richieste del sostituto procuratore Andrea Chelo che coordina l’indagine affidata ai carabinieri del Nas, sotto la supervisione del procuratore Ezio Domenico Basso. È proprio su questo aspetto che si sono concentrate le motivazioni che hanno spinto la procura a non fermarsi di fronte al primo no. I pubblici ministeri insistono e hanno riproposto, con ulteriori precisazioni, i motivi che li avevano portati alla richiesta della sospensione dal servizio per i tre medici. La procura continua a sostenere convintamente che il bene pubblico, in questo caso le dosi di vaccino, non potessero essere utilizzate a piacimento dai medici che avrebbe dovuto attenersi alle direttive e quindi procedere sulla base di un ordine ben preciso. Avrebbero invece sottratto quelle dosi per immunizzare i parenti o gli amici, in diversi casi anche giovanissimi poco più che maggiorenni, che solo in una fase molto successiva sarebbero entrati a far parte della categorie da immunizzare.

La difesa ha sempre sostenuto che non esistessero delle liste dalle quali attingere le persone da vaccinare, motivo per cui sarebbe stato legittima la chiamata di chiunque fosse stato disponibile. Più tecnico invece il secondo argomento di cui si occuperanno i giudici del Riesame. Per la giudice non sono ammissibili molte delle testimonianze raccolte in questi mesi di indagine, proprio perché a essere interrogati sono stati parenti stretti degli indagati che a loro volta avrebbero dovuto essere indagati, qualora sussista il reato, e quindi le loro dichiarazioni sarebbero state valide solo in presenza di un avvocato.

Pochi giorni e sarà fissata l’udienza, poi si torna in aula e si capirà se i giudici di Cagliari avranno una visione opposta rispetto a quella della collega oristanese.

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