Esce per fare i regali di natale e scompare, madre di tre figli ritrovata dopo 24 anni: “Non voglio più vederli”
La donna ha chiesto alla polizia di non svelare alla famiglia il luogo in cui abita e si è rifatta una vita
Per oltre due decenni è stata una delle tante storie di persone scomparse senza spiegazioni, con il timore di un epilogo tragico. Invece Michele Hundley Smith, sparita il 12 dicembre 2001, è viva. E ha chiesto di non essere più cercata.
All’epoca 38enne, la donna era uscita di casa dicendo al marito e ai figli – allora di 19, 14 e 7 anni – che sarebbe andata a fare acquisti natalizi in un negozio nella zona al confine tra Virginia e North Carolina, negli Stati Uniti. Da quel momento, nessuna notizia. Le ricerche avevano coinvolto forze di polizia di diversi Stati e anche agenzie federali come l’Fbi, mentre la famiglia continuava a sperare.
La svolta è arrivata venerdì scorso, quando l’ufficio dello sceriffo della contea di Rockingham, ricevute nuove informazioni, ha inviato sul posto gli agenti della Divisione Investigativa Criminale. In una cittadina della North Carolina hanno accertato che Michele Hundley Smith è in vita e risiede in una nuova abitazione. La donna ha espresso la volontà di restare dove si trova e di non rendere nota la propria posizione, richiesta che sarà rispettata. Alla famiglia è stato comunque comunicato il ritrovamento.
Una notizia che ha prima riacceso la speranza e poi aperto una ferita. «Questi ultimi due giorni sono stati un turbinio di emozioni. Non sono ancora nelle condizioni d’animo giuste per fare un post chiaro ma per favore rispettate la mia famiglia perché stiamo soffrendo», ha scritto sui social una delle figlie. «Sono felice e sono arrabbiata, ho il cuore spezzato. Non so se avrò ancora un rapporto con mia madre».
La giovane ha ricordato l’amore ricevuto quando la madre faceva parte della sua vita quotidiana: i sorrisi, i momenti condivisi, i legami che non si cancellano, pur tra le normali discussioni. Ha aggiunto di non voler giustificare quanto accaduto, ma di credere che ogni persona abbia difetti, ombre e la possibilità di migliorare. «Ognuno di noi ha commesso errori. La vita è troppo breve per coltivare odio», ha scritto, sottolineando che la scelta di perdonare o meno spetterà ai singoli familiari e dovrà essere rispettata.
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