La Nuova Sardegna

Oristano

Dialisi tra mille problemi, protestano i pazienti

di Enrico Carta
Dialisi tra mille problemi, protestano i pazienti

L’associazione Asnet contro i vertici della Casa di cura Madonna del Rimedio: «Locali troppo caldi e poco sicuri. Disagi nella distribuzione dei farmaci»

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ORISTANO. L’elenco è lungo. È l’ennesimo in cui sono indicati i problemi della sanità oristanese e i disagi a cui vanno incontro i pazienti. Stavolta però non è il servizio pubblico a finire nel vortice delle proteste, bensì quello privato che per via delle convenzioni con la sanità pubblica gestisce servizi e ottiene anche finanziamenti. È il caso della Casa di cura Madonna del Rimedio di via Giotto e del suo Centro dialisi a cui fanno riferimento molte persone della provincia. Le rimostranze verbali e quelle scritte sin qui non sono servite, così Paolo Frau, delegato provinciale dell’Associazione sarda emodializzati e trapiantati, sceglie di rendere pubblico il disagio dei pazienti: «Dopo tanti anni di sollecitazioni da parte degli emodializzati e l’intervento dell’associazione Asnet, abbiamo scelto di portare a conoscenza di tutti i nostri disagi».

Gli incontri con il titolare della casa di cura Alberto Mario Floris e con il direttore sanitario Franco Trincas non hanno migliorato la situazione e il covid prima, i lavori in corso e le temperature alte poi hanno peggiorato le condizioni di assistenza. «Ci ritroviamo con un impianto di condizionamento non adeguato alla grandezza della sala dialisi – spiega Paolo Frau – e questo di conseguenza ci porta a dover eseguire le sedute dialitiche con grossi rischi per la nostra salute. La sala d’attesa per pazienti e emodializzati è spesso priva di aria condizionata. Si aggiunga che la capienza è stata ridotta e si è costretti a dividersi tra gli spogliatoi e la sala stessa». Gli accompagnatori invece non hanno alternativa se non sostare nelle scale e nei vari corridoi.

Ai guai generati dal covid risolti quindi con una soluzione tampone che non accontenta, vanno sommati quelli causati dai lavori di ristrutturazione che, da due mesi, vanno avanti nel piano dove i pazienti sostano per poi accedere in sala dialisi. «Nel frangente in cui si attende di essere chiamati dal personale infermieristico, ci si ritrova in mezzo alla polvere e agli operai che trafficano con materiali e attrezzi alquanto pericolosi per noi – prosegue Paolo Frau –. Tutto ciò non fa che aumentare i rischi di contagio da covid visto il via vai di persone esterne che circolano all’interno del piano per gli emodializzati».

L’elenco dei disagi si allunga poi con questioni meno legate agli aspetti sanitari e più a quelli amministrativi. «Nonostante le nostre lamentele sia scritte che verbali, la Casa di cura non è riuscita ad avere un catering come hanno tutti i pazienti negli altri centri regionali – spiega il delegato dell’Asnet –. Bisogna premettere che tutto questo servizio viene dato in convenzione dall’Assl di appartenenza, eppure non si riesce a trovare una soluzione, nonostante da anni i titolari della Casa di cura e la direzione sanitaria ci promettano un cambiamento».

L’ultimo problema è legato alla fornitura dei farmaci con la Regione che, da marzo 2020, ha concesso alle strutture private di poter prescrivere attraverso la stesura di un piano terapeutico vari medicinali utilizzabili durante la terapia dialitica. Solo che il distretto di Oristano ha iniziato ad erogare i farmaci appena a fine luglio, con un anno e quattro mesi di ritardo. In ogni caso, la vita dei pazienti è ulteriormente complicata dalle scelte fatte che aumentano i costi e li costringono a recarci mensilmente alla farmacia del servizio territoriale per ritirare le fiale da utilizzare per la terapia, con ulteriore tempo da spendere per la gestione della propria malattia. Basterebbe aumentare la durata della validità della prescrizione.

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