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Orti urbani a Torangius ma non per i disabili

Orti urbani a Torangius ma non per i disabili

ORISTANO. Tra i filari di pomodori e insalate curati alla perfezione, spunta anche l’abbandono. Succede negli orti urbani di Torangius, dove, c’è una sezione, quella destinata ai disabili, realizzata...

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ORISTANO. Tra i filari di pomodori e insalate curati alla perfezione, spunta anche l’abbandono. Succede negli orti urbani di Torangius, dove, c’è una sezione, quella destinata ai disabili, realizzata con grandi prospettive, ma mai utilizzata. È una immagine, quella delle aiuole realizzate non a terra ma dentro cassoni di legno, per dare la possibilità anche a chi è costretto su una sedia a rotelle, di poter coltivare, che stride e non poco rispetto alla gran parte degli appezzamenti, che gli assegnatari seguono in maniera a dir poco professionale. Invece, l’area per disabili, proprio perché mai utilizzata, ha un aspetto desolante. I piani di legno con il terriccio arsi dal sole, alcune assi addirittura si sono rotte e poi c’è l’impianto di irrigazione, inutilizzato. A documentare la situazione è stato Antonio Pinna, dirigente scolastico in pensione, autore di saggi e molto noto anche nella Penisola per il suo impegno per i malati di Sla, attualmente impegnato in un progetto per l’agricoltura sostenibile. «Ero andato a visitare gli orti urbani inquanto esempio importante di agricoltura sociale – dice – ho potuto apprezzare l’impegno di chi coltiva gli appezzamenti, ma sono rimasto deluso per le condizioni dell’area destinata ai disabili». Gli orti urbani di Torangius, nati in mezzo ai palazzi con un progetto pilota tanto importante da esser stato esportato come modello di buona pratica, sono nati anche attraverso la collaborazione del volontariato. Proprio la Ong Osvic (Organismo sardo di volontariato internazionale cristiano) aveva curato la realizzazione dell’area per disabili. La presidente, Maria Colomba Cabras, non nasconde un certo dispiacere nell’apprendere che la loro opera versi in stato di abbandono. Dice: «Avevamo lavorato alla realizzazione. Peccato: magari potremmo anche riprenderlo, se si verificheranno le condizioni». Condizioni che potrebbero verificarsi se e quando il Comune riaprirà i bandi di assegnazione e forse, finalmente anche i disabili avranno il loro orto. (m.c.)

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