Cabras, Marina Castangia sparita in un buco nero

La donna residente a Mogorella secondo il fratello sarebbe stata uccisa alcuni mesi fa

ORISTANO. Antonio, il fratello di Marina Castangia, fa un sobbalzo a ogni squillo di telefono. Spera che qualcuno porti buone notizie, ma ogni giorno la delusione è sempre più forte. «Mi sorella è come volatilizzata da quattro mesi: telefoni spenti, conto corrente immobile. Di lei non abbiamo notizie, e temiamo il peggio».

Marina Castangia, la sessantenne di Cabras è scomparsa esattamente da quattro mesi. L’ultimo contatto col fratello risale al primo maggio, poi a metà mese l’allarme e da allora ricerche, arrivate anche alla trasmissione di RaiTre “Chi l’ha visto”, indagini, perquisizioni e controlli che non hanno portato a nessun risultato. «Anche la traccia che portava a Usellus, in una farmacia dove Marina avrebbe acquistato il 7 maggio scorso farmaci compatibili col suo stato di salute si è rivelato un buco nell’acqua. La sua voce non è quella registrata in quel locale», ha detto Antonio.

I familiari hanno incaricato due legali, uno a Milano e l'altro a Londra, per seguire quello che a tutti gli effetti si presenta come un giallo. «A quattro mesi dalla sua scomparsa è bene che si torni a parlare di Marina, anche se credo che la soluzione di questo caso sia a Mogorella».

Nel piccolo centro dell’Alta Marmilla c’è l’ultimo indirizzo conosciuto di Marina: la casa dove vive il suo compagno, Antonino Demelas. L’abitazione è stata scandagliata da cima a fondo lo scorso 11 giugno dai Carabinieri del comando provinciale di Oristano e dai loro colleghi del Ris di Cagliari, alla ricerca del più piccolo elemento che potesse in qualche modo fornire tracce utili per ritrovare Marina. Lo stesso giorno Antonino viene iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario: un atto quasi dovuto secondo gli inquirenti. L’uomo, difeso dall’avvocato Monica Masia, risponde a tutte le domande e descrive il suo rapporto con Marina. I carabinieri sequestrano i suoi cellulari, compreso, secondo il fratello della donna, anche quelli di Marina, rinvenuti a casa. Il racconto di Antonino è lineare. «Marina è venuta qui l’8 maggio a prendere alcuni vestiti, dicendomi che sarebbe andata da alcune amiche in Gallura. Da allora non l’ho più vita né sentita». Il carattere complesso della donna, che sui social possiede un numero esorbitante di profili, non consente di trarre conclusioni su cosa abbia fatto nei primi giorni di maggio.

I figli, abituati per certi versi alle assenze prolungate della madre, hanno atteso sino a metà maggio per denunciarne formalmente la scomparsa. È da allora che intorno a Marina si è formato un buco nero. Sparita anche l’attività sui social che a lei serviva per riempire la giornata. La Procura e i carabinieri ritengono che le indagini debbano assumere una sola strada: quella della ricerca del cadavere della donna. Ma dove? Mogorella confine col Grighine, migliaia di ettari di collina e montagna inaccessibili, con tante aziende agropastorali. È più che probabile che gli sviluppi sulla scomparsa di Marina non arrivino dalla tecnologia e dai riscontri di laboratorio ma dalle vecchie e tradizionali indagini. Un lavorìo che i carabinieri della compagnia di Mogoro, guidati dal maggiore Claudio Carcagiu i loro colleghi del reparto operativo provinciali, coordinati dal sostituto procuratore Armando Mamone e con la supervisione del Procuratore Ezio Domenico Basso, stanno conducendo in silenzio da mesi, sentendo decine e decine di amici e conoscenti. La chiave per scoprire che fine abbia fatto Marina è nei dialoghi, nelle parole, nelle mezze frasi.

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