Clima surreale ma calmo alla “non festa” per il santo
di Piero Marongiu
Pochi fedeli hanno aspettato il rientro del simulacro trasportato dai barracelli Il comitato dei corridori: «È andata così, pazienza. Ora pensiamo al 2022»
3 MINUTI DI LETTURA
CABRAS. «Evviva Santu Sarbadoe», viva San Salvatore. Al passaggio del pick up dei barracelli con il simulacro del santo sul cassone, un urlo ha spezzato l’atmosfera surreale che ha accompagnato il rientro di San Salvatore nella cittadina lagunare in questa edizione 2021 della festa a lui dedicata. Ad accoglierlo, senza spari, senza confraternite, senza donne i costume, solo pochi intimi. Poi il corteo si è avviato verso la Pieve di Santa Maria, dove la teca con la statua di San Salvatore rimarrà fino al prossimo anno. Ad accompagnarlo, con le bandiere del comitato, Germano Castangia e Salvatore Poddi presidente del comitato in carica il primo e designato per il 2022 il secondo. Insieme a loro, i componenti del Comitato e il fisarmonicista Giuseppe Pintus con lo strumento rigorosamente dentro la custodia.
Il Salvatore, che nel 1619 aveva contribuito a ricacciare in mare i pirati barbareschi, arrivati per depredare il villaggio, deve fare i conti con una pandemia che continua a condizionare la vita delle persone, impedendo loro di tornare alla normalità da oltre un anno e mezzo.
Ai lati della via Tharros c’erano solo poche decine di persone, quasi tutte con la mascherina indossata e a distanza di sicurezza l’una dall’altra.
Il Coronavirus ha vinto per il secondo anno consecutivo, e tutti sembra abbiano capito che per evitare il contagio occorre prudenza e comportamenti rispettosi delle prescrizioni delle autorità. «Vedere il Santo trasportato su un fuoristrada, senza la processione degli scalzi ad accompagnarlo, è molto triste – dice una fedele –. Ma la situazione, purtroppo, non consente deroghe e forse è meglio così».
Delle migliaia di persone che affollavano i due lati della strada prima che la pandemia fermasse tutto, sconvolgendo tradizioni e usanze, neppure l’ombra. Perfino i festoni, nonostante la leggera brezza che rinfresca questa prima domenica di settembre, sono fermi. «Forse sarebbe stato meglio limitarsi alle sole celebrazioni religiose – si interroga un signore –. Che festa è questa senza gli scalzi?»
Ma non tutti sono d’accordo. Altri approvano le decisioni adottate dalle autorità. «Mi auguro che il prossimo anno si torni alla normalità – dice Salvatore Poddi –. Io e gli altri del Comitato ce la metteremo tutta per festeggiare degnamente il nostro Santo. Tutto però dipenderà da come si evolverà la situazione sanitaria». Nessuno lo dice con chiarezza, ma gli effetti del focolaio scoperto qualche settimana fa, con oltre 130 contagi, ha ridimensionato tutto il programma e alimentato qualche polemica tra corridori e amministrazione comunale.
«La corsa con la politica non c’entra nulla – sottolinea Gianni Meli, tanti anni di corse alle spalle –. Semplicemente ci sembrava giusto, per rispettare la sacralità dell’evento, che fossimo noi a portare il simulacro del Santo dall’ingresso del villaggio fin dentro la chiesa. Non ci è stato consentito, fine». Le polemiche non sono state gradite dai corridori, che le smorzano con decisione. «Il fatto è che questa situazione sta provando i nervi di tutti – precisano – e questo chiaramente non contribuisce a rasserenare gli animi». Nessuna critica all’amministrazione, anche perché le decisioni relative al servizio di ordine pubblico sono state prese da Prefetto e Questore. “Attirus annus mellus”, che il prossimo anno sia migliore, grida una signora all’indirizzo del corteo che si avvia verso la Pieve di Santa Maria.
Il Salvatore, che nel 1619 aveva contribuito a ricacciare in mare i pirati barbareschi, arrivati per depredare il villaggio, deve fare i conti con una pandemia che continua a condizionare la vita delle persone, impedendo loro di tornare alla normalità da oltre un anno e mezzo.
Ai lati della via Tharros c’erano solo poche decine di persone, quasi tutte con la mascherina indossata e a distanza di sicurezza l’una dall’altra.
Il Coronavirus ha vinto per il secondo anno consecutivo, e tutti sembra abbiano capito che per evitare il contagio occorre prudenza e comportamenti rispettosi delle prescrizioni delle autorità. «Vedere il Santo trasportato su un fuoristrada, senza la processione degli scalzi ad accompagnarlo, è molto triste – dice una fedele –. Ma la situazione, purtroppo, non consente deroghe e forse è meglio così».
Delle migliaia di persone che affollavano i due lati della strada prima che la pandemia fermasse tutto, sconvolgendo tradizioni e usanze, neppure l’ombra. Perfino i festoni, nonostante la leggera brezza che rinfresca questa prima domenica di settembre, sono fermi. «Forse sarebbe stato meglio limitarsi alle sole celebrazioni religiose – si interroga un signore –. Che festa è questa senza gli scalzi?»
Ma non tutti sono d’accordo. Altri approvano le decisioni adottate dalle autorità. «Mi auguro che il prossimo anno si torni alla normalità – dice Salvatore Poddi –. Io e gli altri del Comitato ce la metteremo tutta per festeggiare degnamente il nostro Santo. Tutto però dipenderà da come si evolverà la situazione sanitaria». Nessuno lo dice con chiarezza, ma gli effetti del focolaio scoperto qualche settimana fa, con oltre 130 contagi, ha ridimensionato tutto il programma e alimentato qualche polemica tra corridori e amministrazione comunale.
«La corsa con la politica non c’entra nulla – sottolinea Gianni Meli, tanti anni di corse alle spalle –. Semplicemente ci sembrava giusto, per rispettare la sacralità dell’evento, che fossimo noi a portare il simulacro del Santo dall’ingresso del villaggio fin dentro la chiesa. Non ci è stato consentito, fine». Le polemiche non sono state gradite dai corridori, che le smorzano con decisione. «Il fatto è che questa situazione sta provando i nervi di tutti – precisano – e questo chiaramente non contribuisce a rasserenare gli animi». Nessuna critica all’amministrazione, anche perché le decisioni relative al servizio di ordine pubblico sono state prese da Prefetto e Questore. “Attirus annus mellus”, che il prossimo anno sia migliore, grida una signora all’indirizzo del corteo che si avvia verso la Pieve di Santa Maria.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
