Festa del Rimedio devozione infinita
di Piero Marongiu
Il maltempo e le regole antiCovid non fermano i fedeli L’Arcivescovo: «Siamo feriti dalle fiamme degli incendi»
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di Piero Marongiu
ORISTANO
Il cielo scuro e qualche scroscio di pioggia non hanno fermato i devoti alla Madonna del Rimedio, giunti per festeggiarla nella ricorrenza della sua nascita. Alle 18.30 è iniziata la celebrazione della messa presieduta dall’arcivescovo oristanese Roberto Carboni, concelebranti l’arcivescovo emerito di Sassari Paolo Atzei, il Rettore della Basilica Minore della Madonna del Rimedio monsignor Antonino Zedda, i sacerdoti e diaconi dell’arcidiocesi oristanese. Presenti il sindaco Andrea Lutzu e tutte le autorità civili e militari. L’omelia pronunciata da monsignor Carboni ha richiamato subito l’attenzione sugli effetti degli incendi scoppiati nel Montiferru lo scorso luglio. “Alla madre di Dio oggi presentiamo mani ferite – ha detto Monsignor Carboni – insieme al dolore nel vedere la natura della nostra isola distrutta e deturpata, si è aggiunto ancora di più quello di vedere i volti segnati dall’angoscia e dalla sofferenza di coloro che in questi incendi hanno perduto tutto». Un grido di dolore forte quello pronunciato dall’arcivescovo Carboni, tanto più forte perché egli, nativo di Scano di Montiferro, quel territorio lo conosce bene. «La Sardegna non è nuova a queste ferite – ha proseguito – ma in particolare quest’anno esse hanno assunto una rilevanza tragica e hanno ferito la nostra casa comune». Tragedie annunciate, che ritornano puntualmente ogni anno, alle quali, oltre le promesse non mantenute, pare che nessuno voglia porre rimedio. E quando l’emergenza si materializza in tutta la sua gravità si scopre che mezzi e uomini promessi per rinforzare il dispositivo, non ci sono. «La prevenzione e l’educazione costante al rispetto, sembrano pii desideri piuttosto che reali progetti». Non si possono continuare a sfruttare in maniera indiscriminata le risorse naturali. Risorse che non sono inesauribili. «Le giovani generazioni ci chiedono di fare qualcosa, di mettere in atto politiche che frenino lo sfruttamento del pianeta». L’arcivescovo propone di portare i giovani, che a breve inizieranno la scuola, a vedere gli effetti prodotti dal fuoco. Infine, un cenno alla pandemia. «Siamo responsabili gli uni degli altri – ha concluso – e le nostre negligenze influiscono specialmente sui più fragili». Al piazzale hanno avuto accesso 500 fedeli, tutti prenotati. Poche le bancarelle degli arrostitori e dei torronai e degli ambulanti in generale. Affari d’oro per chi aveva ombrelli in vendita.
ORISTANO
Il cielo scuro e qualche scroscio di pioggia non hanno fermato i devoti alla Madonna del Rimedio, giunti per festeggiarla nella ricorrenza della sua nascita. Alle 18.30 è iniziata la celebrazione della messa presieduta dall’arcivescovo oristanese Roberto Carboni, concelebranti l’arcivescovo emerito di Sassari Paolo Atzei, il Rettore della Basilica Minore della Madonna del Rimedio monsignor Antonino Zedda, i sacerdoti e diaconi dell’arcidiocesi oristanese. Presenti il sindaco Andrea Lutzu e tutte le autorità civili e militari. L’omelia pronunciata da monsignor Carboni ha richiamato subito l’attenzione sugli effetti degli incendi scoppiati nel Montiferru lo scorso luglio. “Alla madre di Dio oggi presentiamo mani ferite – ha detto Monsignor Carboni – insieme al dolore nel vedere la natura della nostra isola distrutta e deturpata, si è aggiunto ancora di più quello di vedere i volti segnati dall’angoscia e dalla sofferenza di coloro che in questi incendi hanno perduto tutto». Un grido di dolore forte quello pronunciato dall’arcivescovo Carboni, tanto più forte perché egli, nativo di Scano di Montiferro, quel territorio lo conosce bene. «La Sardegna non è nuova a queste ferite – ha proseguito – ma in particolare quest’anno esse hanno assunto una rilevanza tragica e hanno ferito la nostra casa comune». Tragedie annunciate, che ritornano puntualmente ogni anno, alle quali, oltre le promesse non mantenute, pare che nessuno voglia porre rimedio. E quando l’emergenza si materializza in tutta la sua gravità si scopre che mezzi e uomini promessi per rinforzare il dispositivo, non ci sono. «La prevenzione e l’educazione costante al rispetto, sembrano pii desideri piuttosto che reali progetti». Non si possono continuare a sfruttare in maniera indiscriminata le risorse naturali. Risorse che non sono inesauribili. «Le giovani generazioni ci chiedono di fare qualcosa, di mettere in atto politiche che frenino lo sfruttamento del pianeta». L’arcivescovo propone di portare i giovani, che a breve inizieranno la scuola, a vedere gli effetti prodotti dal fuoco. Infine, un cenno alla pandemia. «Siamo responsabili gli uni degli altri – ha concluso – e le nostre negligenze influiscono specialmente sui più fragili». Al piazzale hanno avuto accesso 500 fedeli, tutti prenotati. Poche le bancarelle degli arrostitori e dei torronai e degli ambulanti in generale. Affari d’oro per chi aveva ombrelli in vendita.
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