Pronto soccorso quasi normale
di Eleonora Caddeo
Ma tra dieci giorni metà del personale medico dedicato sarà destinato ad altre mansioni o andrà via
3 MINUTI DI LETTURA
ORISTANO. Aiutati che il ciel t'aiuta dice il detto popolare, e così è successo al pronto soccorso del San Martino. In questo caso il cielo ha preso le vesti e i camici dei medici in organico al Pronto Soccorso.
Dopo la crisi nera degli ultimi mesi, culminata cinque giorni fa con la richiesta della direzione sanitaria dell'ospedale a tutti i direttori dei reparti di inviare il proprio personale per coprire i turni in pronto soccorso, i diversi no ricevuti in risposta, la crisi sembra essersi placata con il rientro in organico di tre medici.
Un medico rientrato prima dalla malattia, facendosi carico già da domenica notte di più turni consecutivi pur di coprire le ore lavorative e altri due, rientrati dalle ferie, sono di nuovo operativi, pronti a farsi carico, come successo nei mesi scorsi, di turni di notte monoperatore: non certo una passeggiata.
Organico al completo quindi, sei medici presenti su sei in organico, più tre extra, due specializzandi e un medico del 118. Tanto è bastato per contenere, almeno temporaneamente, la crisi.
Ma, a testimonianza di un allarme che accompagna a sirene spiegate ormai da mesi il codice rosso in cui verte la struttura complessa di emergenza urgenza, e tutto l'ospedale, lunedì sera si è svolta una nuova riunione tra direzione sanitaria e direttori dei reparti per capire come gestire reparto e risorse al netto dei supporti esterni.
A ottobre, ormai dietro l'angolo, la situazione in pronto soccorso tornerà di nuovo precaria. Uno dei due medici prestati temporaneamente alla struttura andrà via, diretto verso la specializzazione prescelta.
Un altro professionista entro l'anno lascerà il suo posto, andando in pre-pensionamento, mentre un terzo collega, per motivi di salute, rimarrà ancora lontano dal servizio.
Tre assenze che continueranno a minare il labile equilibrio della struttura, quasi una bomba ad orologeria pronta a scoppiare alla prima assenza o al primo pienone in sala d'aspetto. E la deflagrazione, è certo, avrà i suoi riflessi su tutto il San Martino, per cui la crisi del pronto soccorso è solo una goccia di un vaso colmo sino all'orlo di emergenze.
Tra le tante criticità dei reparti resta in allarme la struttura di anestesia e rianimazione, in forte crisi di personale, carenza che compromette tutta l'attività operatoria del San Martino, oltrechè bloccare gli ambulatori di terapia del dolore chirurgia e tutte le emergenze rianimatorie.
A seguire, agli avamposti delle criticità c'è la radiologia, un reparto che forse fa meno rumore, ma che lavorando dietro le quinte supporta tutti i reparti del nosocomio. Da quasi un anno e mezzo è bloccato il servizio agli utenti esterni, se non in urgenza, sia per le Tac (a proposito, dalla Assl non arrivano novità per i lavori edilizi necessari a installare la nuova Tac, lavori promessi da un anno) che per le risonanze.
L'elenco delle difficoltà della medicina ospedaliera è ancora molto lungo, a braccetto con la crisi della sanità territoriale e dei servizi al cittadino. Un mosaico complesso che racconta di una sanità pubblica in balia di dirigenti e politica. Venerdì mattina, a Cagliari, si sono dati appuntamento i comitati spontanei di oristanesi, amministratori locali, e semplici cittadini: un ensemble di voci che risuoneranno all'unisono in via Roma, di fronte al palazzo del consiglio Regionale per chiedere interventi urgenti per salvare la sanità pubblica oristanese.
Le promesse di assunzioni e potenziamento di reparti e servizi ormai risalgono ala 2020. Quanti mesi si dovrà ancora attendere?
Dopo la crisi nera degli ultimi mesi, culminata cinque giorni fa con la richiesta della direzione sanitaria dell'ospedale a tutti i direttori dei reparti di inviare il proprio personale per coprire i turni in pronto soccorso, i diversi no ricevuti in risposta, la crisi sembra essersi placata con il rientro in organico di tre medici.
Un medico rientrato prima dalla malattia, facendosi carico già da domenica notte di più turni consecutivi pur di coprire le ore lavorative e altri due, rientrati dalle ferie, sono di nuovo operativi, pronti a farsi carico, come successo nei mesi scorsi, di turni di notte monoperatore: non certo una passeggiata.
Organico al completo quindi, sei medici presenti su sei in organico, più tre extra, due specializzandi e un medico del 118. Tanto è bastato per contenere, almeno temporaneamente, la crisi.
Ma, a testimonianza di un allarme che accompagna a sirene spiegate ormai da mesi il codice rosso in cui verte la struttura complessa di emergenza urgenza, e tutto l'ospedale, lunedì sera si è svolta una nuova riunione tra direzione sanitaria e direttori dei reparti per capire come gestire reparto e risorse al netto dei supporti esterni.
A ottobre, ormai dietro l'angolo, la situazione in pronto soccorso tornerà di nuovo precaria. Uno dei due medici prestati temporaneamente alla struttura andrà via, diretto verso la specializzazione prescelta.
Un altro professionista entro l'anno lascerà il suo posto, andando in pre-pensionamento, mentre un terzo collega, per motivi di salute, rimarrà ancora lontano dal servizio.
Tre assenze che continueranno a minare il labile equilibrio della struttura, quasi una bomba ad orologeria pronta a scoppiare alla prima assenza o al primo pienone in sala d'aspetto. E la deflagrazione, è certo, avrà i suoi riflessi su tutto il San Martino, per cui la crisi del pronto soccorso è solo una goccia di un vaso colmo sino all'orlo di emergenze.
Tra le tante criticità dei reparti resta in allarme la struttura di anestesia e rianimazione, in forte crisi di personale, carenza che compromette tutta l'attività operatoria del San Martino, oltrechè bloccare gli ambulatori di terapia del dolore chirurgia e tutte le emergenze rianimatorie.
A seguire, agli avamposti delle criticità c'è la radiologia, un reparto che forse fa meno rumore, ma che lavorando dietro le quinte supporta tutti i reparti del nosocomio. Da quasi un anno e mezzo è bloccato il servizio agli utenti esterni, se non in urgenza, sia per le Tac (a proposito, dalla Assl non arrivano novità per i lavori edilizi necessari a installare la nuova Tac, lavori promessi da un anno) che per le risonanze.
L'elenco delle difficoltà della medicina ospedaliera è ancora molto lungo, a braccetto con la crisi della sanità territoriale e dei servizi al cittadino. Un mosaico complesso che racconta di una sanità pubblica in balia di dirigenti e politica. Venerdì mattina, a Cagliari, si sono dati appuntamento i comitati spontanei di oristanesi, amministratori locali, e semplici cittadini: un ensemble di voci che risuoneranno all'unisono in via Roma, di fronte al palazzo del consiglio Regionale per chiedere interventi urgenti per salvare la sanità pubblica oristanese.
Le promesse di assunzioni e potenziamento di reparti e servizi ormai risalgono ala 2020. Quanti mesi si dovrà ancora attendere?
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
