«L’anno prossimo un Pride anche qui»
L’avvocata La Torre interviene su violenze e femminicidi. «Dietro ogni delitto c’è il possesso patologico dell’uomo»
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ORISTANO. Sulla maglietta, il volto di Kim Jong Un. Il dittatore coreano, però, è sbeffeggiato da una saetta rossa che gli attraversa il viso, come il David Bowie dell'iconica rappresentazione dell'album Aladdin Sane. Cathy La Torre si presenta così al pubblico di Oristano, che la accoglie con un'ovazione quando annuncia: «Ho incontrato delle ragazze prima e abbiamo deciso di organizzare il primo Pride della storia di Oristano. Il primo anno la gente sarà diffidente, ma poi vedrete che vorranno la seconda edizione: sarà la cosa più bella di questa città, insieme alla Sartiglia». Gremita la platea del chiostro dell'Hospitalis Sancti Antoni, dove l'avvocata siciliana trapiantata a Bologna, specializzata nelle cause antidiscriminatorie, ha presentato il suo libro “Nessuna causa è persa” (Mondadori, 2020), rispondendo alle domande del giornalista e avvocato oristanese Jimmy Spiga all'interno della rassegna “Leggendo ancora insieme”.
Il racconto di venti anni di militanza dalla parte delle minoranze Lgbtq e non solo, cominciata nel 2000 con l'organizzazione del World Pride contemporaneo al Giubileo, e proseguita con il lavoro di avvocato. Negli ultimi anni la vicinanza alle Sardine, ma quel progetto politico è stato accantonato e l'avvocata non ne parla. In una Oristano sconvolta da recenti fatti di cronaca legati alla violenza sulle donne, con la storia della ragazza minorenne che dopo anni di abusi da parte dello zio ha trovato il coraggio di denunciare, e in una Sardegna che nelle ultime settimane ha vissuto il dramma della morte di donne per mano del loro partner, il discorso non poteva che cadere su questo tema. «Il femminicidio esiste, anche se alcuni politici, che non hanno voglia di studiarsi i dati, lo negano. Basta vedere le statistiche, è un fenomeno da combattere anche se non conosciamo nessun caso diretto: le vittime sono donne che vengono uccise da uomini che le ritengono una loro proprietà». Ma per Cathy La Torre il discorso passa anche per la liberazione degli uomini: «Basta con questa gabbia di stereotipi, per cui gli uomini non devono provare emozioni e devono essere sempre virili». Filo conduttore del libro, il tema delle ingiustizie: «Ognuno di noi, da Elon Musk all'ultimo degli ultimi, è convinto di averne subito almeno una in vita sua». Poi il racconto di alcune delle cause inserite nel libro: «A molti sembravano cause perse, ma per noi non lo erano e lo abbiamo dimostrato». Dalla storia di Ada, la prima persona cieca a partecipare al concorso in magistratura, a quella di Michi, che ha passato sedici anni in carcere da donna, è uscito con un tumore terminale da cui è riuscita a guarire, ha cambiato sesso e ora è uno dei principali attivisti del movimento trans italiano.
Davide Pinna
Il racconto di venti anni di militanza dalla parte delle minoranze Lgbtq e non solo, cominciata nel 2000 con l'organizzazione del World Pride contemporaneo al Giubileo, e proseguita con il lavoro di avvocato. Negli ultimi anni la vicinanza alle Sardine, ma quel progetto politico è stato accantonato e l'avvocata non ne parla. In una Oristano sconvolta da recenti fatti di cronaca legati alla violenza sulle donne, con la storia della ragazza minorenne che dopo anni di abusi da parte dello zio ha trovato il coraggio di denunciare, e in una Sardegna che nelle ultime settimane ha vissuto il dramma della morte di donne per mano del loro partner, il discorso non poteva che cadere su questo tema. «Il femminicidio esiste, anche se alcuni politici, che non hanno voglia di studiarsi i dati, lo negano. Basta vedere le statistiche, è un fenomeno da combattere anche se non conosciamo nessun caso diretto: le vittime sono donne che vengono uccise da uomini che le ritengono una loro proprietà». Ma per Cathy La Torre il discorso passa anche per la liberazione degli uomini: «Basta con questa gabbia di stereotipi, per cui gli uomini non devono provare emozioni e devono essere sempre virili». Filo conduttore del libro, il tema delle ingiustizie: «Ognuno di noi, da Elon Musk all'ultimo degli ultimi, è convinto di averne subito almeno una in vita sua». Poi il racconto di alcune delle cause inserite nel libro: «A molti sembravano cause perse, ma per noi non lo erano e lo abbiamo dimostrato». Dalla storia di Ada, la prima persona cieca a partecipare al concorso in magistratura, a quella di Michi, che ha passato sedici anni in carcere da donna, è uscito con un tumore terminale da cui è riuscita a guarire, ha cambiato sesso e ora è uno dei principali attivisti del movimento trans italiano.
Davide Pinna
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