Indennizzi gonfiati, pescatori di Capo Frasca sotto inchiesta

La guardia di finanza ipotizza una serie di presunte truffe ai danni dello Stato. Le somme pagate per le giornate perse in concomitanza di esercitazioni militari

ORISTANO. Reclamati a gran voce, attesi per anni e ora al centro di una serie di accertamenti che potrebbero ben presto sfociare in qualche cosa di molto preoccupante per chi li ha ricevuti e ha mentito. Sono gli indennizzi ottenuti dai pescatori come risarcimento per la mancata possibilità di lavorare a Capo Frasca, nei tantissimi giorni in cui lo specchio di mare di fronte al poligono militare era interdetto proprio per la presenza di operazioni militari. La battaglia per avere gli indennizzi era stata lunghissima, quasi estenuante, ma alla fine il ministero della Difesa aveva riconosciuto ai pescatori di varie marinerie della provincia un ristoro per le tante giornate in cui hanno dovuto tenere le loro imbarcazioni alla larga dalla zona di Capo Frasca.

Sembrava la fine di una partita, invece proprio da quella ne nasce un’altra. Nelle ultime settimane la guardia di finanza ha infatti avviato una serie di controlli perché ha annusato odore di truffa. Serve allora una verifica e così gli agenti sono stati in alcune cooperative di pescatori, in particolare hanno fatto visita più volte a una che ha sede a Cabras, da dove sono andati via con in mano una serie di documenti. È l’inizio delle verifiche, perché c’è il sospetto che qualcuno abbia avuto accesso agli indennizzi senza averne diritto oppure sia riuscito a ottenerne in misura maggiore rispetto a quanto realmente gli sarebbe spettato.

Il meccanismo per l’attribuzione dei risarcimenti non è certo complicato. Qualche anno fa, rispondendo a un’esigenza sempre più pressante del comparto, il ministero della Difesa aveva finalmente acconsentito a stabilire un rimborso per ogni giornata di pesca saltata per la concomitanza con esercitazioni militari o con esigenze sempre militari per cui bisognava interdire lo specchio d’acqua di Capo Frasca. Le risorse sono state poi girate ai Comuni i quali hanno fatto da intermediari: avevano una tabella che indicava la somma da rifondere ai pescatori per ciascuna giornata persa, ma non avevano funzione di controllo sulle richieste presentate dai pescatori. Avevano quindi solo il compito di accogliere le domande e far avere al richiedente la cifra corrispondente al presunto danno subito. Il bonifico non veniva inoltrato a ciascun pescatore, ma direttamente al rappresentante legale della cooperativa, cui il singolo aderisce, per evitare un aggravio di spese bancarie.

Solo a Cabras, per esempio, la somma era di 1 milione e 252mila euro. Le marinerie che hanno ricevuto gli indennizzi sono parecchie e sono dislocate in tutta la costa oristanese, ma proprio su Cabras ora sono puntati i riflettori della guardia di finanza. Nelle scorse settimane, diversi pescatori sono stati interrogati come persone informate sui fatti proprio per verificare la regolarità delle domande presentate e quindi la correttezza della somma da loro ottenuta. Da una serie di prime verifiche pare infatti che, in diversi casi, siano state presentate richieste gonfiate per imbarcazioni che in quel giorno erano regolarmente a pesca in un’altra zona e invece risulterebbero contemporaneamente presenti a Capo Frasca. Un dono dell’ubiquità un po’ sospetto, come sospetto è che altri pescatori potessero aver raggiunto il mare al largo di Capo Frasca con delle piccolissime imbarcazioni generalmente usate in altri contesti di pesca. Hanno davvero solcato le onde oppure erano impegnate altrove, magari all’interno delle lagune? E quante volte è successo questo? Domande a cui l’indagine proverà a dare risposte.

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