Droga, l’indagato resta in carcere

Marrubiu, interrogato dopo il sequestro di 163 chili di marijuana nell’ovile

MARRUBIU. Un milione di dosi. Gli inquirenti fanno il calcolo e arrivano a quella somma. La cannabis sequestrata qualche giorno fa nell’azienda di Antonio Marrocu, trentunenne allevatore che nella borgata di Is Bangius ha la sua attività agro-zootecnica, era di una qualità talmente eccezionale che rivenduta al dettaglio avrebbe soddisfatto in un colpo solo i desideri di un milione di fumatori di stupefacenti. Rispetto ad altri sequestri il peso va considerato pressoché al netto, perché tutti i 163 chili ritrovati nel casolare dagli agenti della Squadra mobile della questura, erano già essiccati e pronti per essere smerciati. La resa è quindi ben superiore a quella di una pianta ancora in fase di coltivazione e da cui vanno scartate le parti non utlizzabili dopo la lavorazione.

Calcoli a parte, la giudice per le indagini preliminari Silvia Palmas ha invece emesso un primo importante provvedimento perché, al termine dell’interrogatorio di garanzia in cui l’indagato era assistito dall’avvocato Mario Pittalis, ha dapprima convalidato il fermo e poi disposto la custodia cautelare in carcere così come richiesto dal pubblico ministero Armando Mammone. Ad Antonio Marrocu è contestata la detenzione di 163 chili di marijuana, di cui 112 chili di infiorescenze e altri 51 chili di boccioli e infiorescenze. Inevitabile è stata la contestazione dell’aggravante che riguarda la detenzione dell’ingente quantitativo e in effetti di droga nel casolare ce n’era parecchia nel momento in cui è stato portato a compimento il blitz degli agenti coordinati dal dirigente Samuele Cabitzosu.

Le indagini ovviamente non si fermano, anzi il sequestro sembra essere solo un punto di partenza perché gli inquirenti stanno ragionando e cercando risposte ad alcune domande che al momento non ne hanno. Antonio Marrocu era incensurato, motivo per cui si suppone che dietro possa esserci qualcun altro che l’abbia coinvolto. Più che il frutto delle coltivazioni portate avanti individualmente dall’indagato, la presenza di tutta quella marijuana con il principio attivo altissimo fa pensare che l’azienda di Is Bangius fosse un importante deposito in cui far confluire tutta la droga coltivata, essiccata e in parte anche già confezionata che proveniva da diverse piantagioni della zona. Con tutta probabilità, da quella piattaforma logistica, doveva poi prendere svariate direzioni e partire verso altre località della provincia e non solo. La riprova è nel fatto che una gran parte della droga fosse già confezionata in sacchi da mezzo chilo: facile ipotizzare che dovevano quindi finire direttamente nelle mani degli spacciatori al dettaglio. (e.carta)

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