Vanno in cella i coltivatori di marijuana

Quattro a Badu ’e Carros e uno a Massama. Le analisi scientifiche confermano la presenza di elevato principio attivo

SANTA GIUSTA. Dal campo a casa, da casa al carcere. Quattro vanno diretti a Badu ’e Carros, uno a Massama, dove raggiunge il sesto protagonista di questa vicenda, colui che per primo vi aveva fatto ingresso ovvero l’allevatore di Austis di 31 anni, Antonio Marrocu. È la giudice per le indagini preliminari Federica Fulgheri a indicare la strada da prendere alle cinque persone fermate dalla Squadra Mobile della polizia sabato, dopo il blitz nella più grande piantagione di canapa illegale mai scoperta in provincia, con le sue 8.680 piante e altri 340 chili di marijuana già essiccata ritrovati a casa di uno degli indagati – 163 chili ne erano stati già sequestrati qualche giorno prima nell’azienda zootecnica di Marrubiu gestita proprio da Antonio Marrocu –.

La decisione della giudice, che ha così convalidato l’arresto e accolto la richiesta del pubblico ministero Armando Mammone arriva il giorno dopo l’udienza di convalida in cui i cinque si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. Di fronte alla contestazione dell’ingente quantità di droga detenuta si sono comunque aperte le porte del carcere per Francesco Goddi, 44 anni di Nuoro, difeso dagli avvocati Gian Luigi Mastio e Maria Luisa Ruggiu; Thomas Cancellu, 22 anni di Oliena; Giovanni Maria Giobbo, 56 anni di Orgosolo; Angelo Muscau, 57 anni di Orgosolo; Nino Vacca, 56 anni, originario di Ovodda e proprietario del campo di Sa Uccaria a Santa Giusta – gli ultimi quattro sono tutti difesi dall’avvocato Gianfranco Siuni –.

La strategia difensiva sembrava puntare sul fatto che quella fosse canapa legale, ma le analisi scientifiche hanno dato un responso diverso: quella marijuana era una vera bomba. Il principio attivo riscontrato era trenta volte superiore a quello considerato legale e allora bisogna rivedere tutti i calcoli sul valore della piantagione nella zona tra Cirras e Sant’Anna al confine tra i territori di Santa Giusta e Marrubiu, dove la fabbrica della cannabis era arrivata al penultimo atto della filiera. Mancava solo la distribuzione, ma le consegne a questo punto sono saltate e con loro l’incasso: due milioni per i grossisti, altri tre per chi doveva occuparsi di tutte le fasi di vendita sino allo spaccio al dettaglio.

È una cifra enorme per le dimensioni provinciali del mercato dello spaccio, così come la quantità del prodotto finito – una tonnellata e mezza – è davvero tanta per pensare che fosse marijuana destinata ai consumatori oristanesi. L’ipotesi più probabile, come confermato dal dirigente della Squadra mobile, Samuele Cabizzosu, è che quei terreni così fertili fossero solo la sede produttiva, mentre i vari intermediari e i consumatori siano sparsi un po’ in tutta l’isola e che una parte della droga dovesse anche varcare il mare.

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