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Pneumologia chiude nell’indifferenza di tutti

Pneumologia chiude nell’indifferenza di tutti

ORISTANO. «Cordiali saluti, ma dovete cambiare reparto». Suona così la lettera che il direttore del presidio ospedaliero Sergio Pili, nei fatti il vero manager della Assl di Oristano ha recapitato...

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ORISTANO. «Cordiali saluti, ma dovete cambiare reparto». Suona così la lettera che il direttore del presidio ospedaliero Sergio Pili, nei fatti il vero manager della Assl di Oristano ha recapitato nelle ultime ore ai medici di pneumologia, annunciando la cancellazione del loro reparto e il contemporaneo trasferimento a Medicina Interna. Si dirà, cause di forza maggiore, la carenza dei medici di medicina interna andava compensata in qualche modo e soprattutto l’atto aziendale non prevede «strutture dell’apparato respiratorio». Tutto vero, forse, ma resta impressa la forte sensazione che il lento, costante, voluto e colpevole smantellamento del San Martino proceda implacabile, a piccole dosi, sino alla agonia finale.

Il reparto di pneumologia, in questi mesi ha operato con quattro medici, ma non tutti avevano le liste aperte; da qui le risposte che al Cup venivano date per le prime visite: «se va bene tra dodici mesi». Non si sa invece che cosa accadrà all’ambulatorio di pneumologia, che in teoria dovrebbe anche esso chiudersi, lasciando nell’incertezza i quasi duemila pazienti della provincia seguiti.

Ed è proprio l’incertezza, insieme all’impotenza di enti locali e istituzioni che dovrebbero contrastare i piani di smantellamento della sanità oristanese.

Anche ammettendo la buona fede delle ultime scelte operate dai vertici della Assl ,quello che sicuramente manca è una logica positiva, un disegno, un progetto per tappare le falle presenti nel personale medico del San Martino e trovare al contempo le soluzioni migliori per rilanciarlo. Ciò che si registra in questi mesi è una serie di singoli provvedimenti che come la catena di Sant’Antonio cercano sempre di rimandare il problema tappando un buco e aprendone in contemporanea un altro. Tutto ciò naturalmente dando per scontata la buona fede dei vertici della Assl e della Ats. La stessa buona fede di cui i comitati e i sindacati tutti dubitano da tempo.(g.cen.)

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