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Oristano

La Procura: «Gravi errori nella gestione del covid»

di Enrico Carta
La Procura: «Gravi errori nella gestione del covid»

A una svolta l’inchiesta legata alla chiusura del pronto soccorso del San Martino Il reparto era rimasto chiuso per sei settimane durante lo scorso autunno

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ORISTANO. Un buco nero lungo 45 giorni in cui la sanità oristanese è stata inghiottita nel nulla. L’inchiesta sulle gravissime carenze che un anno fa, all’inizio dell’autunno, bloccarono il pronto soccorso dell’ospedale San Martino è a un passo dalla svolta. Dopo un lavoro di mesi, il consulente nominato dalla procura sta per consegnare la propria relazione in cui mette in evidenza una serie incredibili di inadempienze che riguardano sia gli aspetti organizzativi che le carenze del piano per gestire in sicurezza l’ospedale dall’assalto del covid.

Non ci sono per ora indiziati, ma iniziano a essere molto più definite le ipotesi di reato che ben presto potrebbero trasformarsi in imputazioni con l’iscrizione di qualche nome sul registro degli indagati. Questa è una fase che ancora deve essere valutata, ma l’orientamento degli inquirenti appare chiaro sin da ora. Il procuratore Ezio Domenico Basso, che lascerà in eredità il fascicolo ai suoi colleghi visto il suo imminente trasferimento alla direzione della procura di Lecco, aveva scelto un consulente di altissimo profilo, una delle persone che ha gestito l’emergenza covid negli ospedali del Lazio. Serviva un punto di vista autorevole e in grado di valutare le eventuali carenze oristanesi avendo come pietra di paragone una delle gestioni sanitarie che meglio hanno funzionato durante tutti i mesi di pandemia.

Ebbene, dopo parecchio tempo di esame sui documenti sequestrati in più operazioni dalla guardia di finanza negli uffici dell’Assl e nello stesso ospedale, il momento di tirare le somme è prossimo. Tutto era iniziato in un terribile giorno in cui le ambulanze erano rimaste parcheggiate per ore in coda davanti all’ingresso del pronto soccorso che aveva dovuto chiudere i battenti per la presenza di pazienti positivi. Era il momento zero, quello in cui l’emergenza per la gestione sanitaria era esplosa in tutta la sua gravità. Da quel giorno il pronto soccorso era rimasto praticamente inaccessibile ai pazienti che vi arrivavano con qualsiasi tipo di malanno. Chi riusciva a entrarvi era costretto poi a degenze inaccettabili, su barelle e nei corridoi, perché l’accesso agli altri reparti era praticamente impossibile. Tutti quelli che erano stati tenuti fuori, venivano invece dirottati in massa verso altri ospedali dell’isola, creando un’interruzione di assistenza che mai prima di quel momento si era verificata.

Proprio questo, secondo la visione del consulente, evidenzia le carenze nella gestione organizzativa. Attribuibili a chi? Ancora non ci sono nomi e responsabilità ben definite perché quello è un compito della procura e non del consulente. Allo stesso tempo, viene evidenziato come i medici e l’intero personale siano stati lasciati in servizio in una cornice in cui sarebbe stato pieno di falle il piano per garantire la loro sicurezza, senza dimenticare che la carenza di dispositivi di protezione e alcune discusse decisioni prese per evitare il diffondersi di contagi. Tornano allora alla mente i tantissimi allarmi lanciati in quelle settimane dai sindacati e dagli ordini professionali che chiedevano di rivedere la gestione sugli ingressi, sui percorsi da un reparto all’altro e sui protocolli per occuparsi dei pazienti in assoluta sicurezza. Secondo la procura, è stato un vero miracolo che non sia esploso un focolaio che avrebbe potuto trasformare l’ospedale nell’epicentro dei contagi in provincia.

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