Palazzoni di via Lepanto bloccati dal Tar

I giudici amministrativi accolgono il ricorso dei residenti: serviva una deroga al Puc. Bocciata la difesa di Comune e azienda

ORISTANO. La sforbiciata era prevista e alla fine è arrivata. Il Tar di Cagliari, con una sentenza redatta dal consigliere Gianluca Rovelli insieme a Tito Aru e al presidente Dante d'Alessio, ha annullato il permesso di costruire rilasciato dal Comune per il contestato progetto di housing sociale di via Lepanto, accusato da un comitato di residenti, rappresentato al Tar dall'avvocato Luca Casula, di gravare su un'area carente di servizi, parcheggi e vie di accesso. Sul breve periodo, la conseguenza è ovvia: il cantiere avviato a inizio anno non ha più un titolo autorizzativo e i lavori, riguardanti al momento il piano interrato, dovranno fermarsi. Sul lungo periodo regna l'incertezza, ma gli effetti potrebbero essere dirompenti dato che si parla di un progetto da 6 milioni di euro: ciò significa che, se i lavori dovessero interrompersi per sempre, il Comune potrebbe trovarsi di fronte a una richiesta di risarcimento in grado di mettere in difficoltà gli equilibri del bilancio cittadino. Soccombono l'ente locale, difeso dall'avvocatessa Gianna Caccavale, e la ditta Torre sgr, rappresentata dai legali Marco Mastrorosa, Filippo Pacciani, Alessandro Botto e Luca Lombardo, condannati al pagamento delle spese processuali per 2500 euro ciascuno, briciole rispetto alla vera posta in gioco. La vittoria arride invece al comitato dei residenti, che proposero il ricorso a cui aveva preso parte anche l'ex assessora regionale all'Agricoltura Elisabetta Falchi. Certo, il complesso edilizio potrebbe ancora venir realizzato, attraverso una sanatoria che lo adegui alle norme del Puc, ma con una significativa sforbiciata che porterebbe l'altezza massima del palazzo a 13 metri. Il progetto approvato dall'ufficio tecnico invece prevedeva due torri da 15,60 metri e 18,81, per un totale di 45 appartamenti. Una differenza netta, che potrebbe anche segnare il confine fra l'interesse dell'azienda a realizzare l'opera o a non farlo, anche perché l'avviso pubblico che diede avvio all'operazione prevedeva la costruzione di un minimo di 45 appartamenti, cosa che ora non è più possibile. L'alternativa, per mantenere le altezze, sarebbe quella di far approvare dal Consiglio comunale un piano attuativo o una deroga per pubblica utilità alle norme del Puc, opzione già tentata che portò al ritiro della delibera per la contrarietà di un fronte bipartisan di consiglieri. Il passaggio politico sarebbe però molto delicato e non è detto che si troverebbero i numeri, vista anche l'imminente campagna elettorale. In maggioranza c'è già chi parla di pasticcio e di sentenza prevedibile: l'exit strategy non sarà una passeggiata per l'amministrazione.

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