«Stop alle grandi navi al pontile»

Amianto e problemi ambientali: l’Associazione Areas chiede che non facciano rotta su Torregrande

ORISTANO. Dopo il via libera della conferenza di servizi ai lavori di adeguamento, si accende il dibattito sul futuro del secondo pontile fra Torregrande e la foce del Tirso, con l’associazione regionale Ex esposti amianto che chiede il trasferimento delle attività legate alla filiera della perlite al porto industriale e la bonifica dell’area definita «una bomba ecologica, ambientale e sanitaria».

I mesi a venire i saranno decisivi per il futuro di Torregrande. Nelle prossime settimane si svolgerà la conferenza di servizi sul progetto da 5 milioni e 700mila euro per la riqualificazione del lungomare. A breve potrebbe arrivare anche la delibera della giunta regionale che deciderà sull’investimento della Ivi Petrolifera, che vuole realizzare un campo da golf a nove buche, un centro benessere e insediamenti turistici per circa 500 posti letto nella zona del primo pontile. Altre risorse potrebbero arrivare dal Pnrr per l’area grandi eventi e per l’area camper mentre è ancora in sospeso il finanziamento da 5 milioni, ritirato dalla Regione, per la riqualificazione del porticciolo.

La direzione tracciata dalle ultime due amministrazioni comunali, comunque, sembra abbastanza netta e prevede un modello di sviluppo fondato sul turismo. In questo quadro, c’è però un dettaglio che mal si adatta al contesto. Ultimo superstite funzionante dei tre pontili che garantivano l’attracco delle navi merci nel golfo di Oristano, prima della costruzione del porto industriale negli anni Settanta con il piano di Rinascita, il molo utilizzato per lo stoccaggio e il carico sulle navi merci della perlite scavata a Morgongiori mal si concilia con le ambizioni turistiche. D’altra parte, la riqualificazione del lungomare rientra in un progetto di massima del 2015 che prevedeva interventi anche nell’area dei pontili sino alla foce del Tirso e la giunta Lutzu vorrebbe destinare a questo obiettivo una parte dei 2 milioni e mezzo che potrebbero arrivare dalle urbanizzazioni della Ivi.

«Riteniamo importante che la società intervenga per mettere in sicurezza il pontile», afferma il presidente dell’Associazione ex esposti amianto, Giampaolo Lilliu, che però non si accontenta: «È altrettanto indispensabile che le attività vengano trasferite al porto industriale, liberando e bonificando l’area da una struttura interamente costruita con lastre in cemento amianto». Lilliu chiede che siano svolte verifiche: «Abbiamo chiesto da anni alla Assl di svolgere verifiche sulla presenza di fibra di amianto nell’aria, visto anche il deterioramento delle lastre esposte ai venti».

L’associazione non contesta il via libera della conferenza di servizi ai lavori di adeguamento del pontile, ma chiede di incentivare il trasferimento: «La manutenzione straordinaria è importante per non arrivare alla situazione irrecuperabile del primo pontile, ma se la prospettiva per il Golfo di Oristano è quella dello sviluppo turistico, allora il Comune e tutti gli enti competenti dovrebbero lavorare per spostare le attività della Perlite al porto industriale, magari anche con forme di premialità».

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