Il re dei supermarket non evase il fisco

Assolto Mauro Usai, l’imprenditore che portò in provincia il marchio Eurospin. L’operazione tra due società era lecita

ORISTANO. Secondo l’accusa, che aveva chiesto la condanna a due anni, aveva usato uno stratagemma per evadere il fisco. Le consulenze hanno però dimostrato il contrario e così, colui che sino a qualche anno fa era considerato come il re dei supermercati, incassa l’assoluzione. L’imprenditore Mauro Usai, che aveva introdotto il marchio Eurospin in provincia con il quale gestiva diversi punti vendita che avevano rivoluzionato il modo di fare la spesa anche nell’Oristanese, ha messo fine ieri mattina ai suoi problemi giudiziari quando la giudice monocratica Serena Corrias ha emesso la sentenza. «Il fatto non sussiste», ha detto la giudice e quindi il reato non è mai stato commesso.

L’inchiesta risale a diversi anni fa e inizia nel momento in cui la procura, che coordina gli accertamenti della guardia di finanza, decide di far luce sulla vendita di un terreno di proprietà comunale a Cabras, dove deve essere costruito un supermercato della catena Eurospin. Mauro Usai non viene coinvolto in quell’indagine principale, ma le fiamme gialle avviano una serie di verifiche sulle sue società e ne controllano i conti.

Secondo le accuse mosse dal pubblico ministero Armando Mammone, l’imprenditore sarebbe riuscito a evitare di pagare le tasse su una somma di 800mila euro, attraverso una manovra che coinvolgeva due società che facevano capo proprio a Mauro Usai. Per evadere l’imposta sul reddito del 2017 avrebbe effettuato operazioni simulate tra la società UFB, che era quella che gestiva i supermercati, e la società immobiliare MACAT, che invece era la proprietaria degli immobili in cui i punti vendita avevano la loro sede.

In questo caso, tramite un ricalcolo dei costi deducibili assegnati alla MACAT, avrebbe pagato al fisco 187mila euro in meno del dovuto. Attraverso le testimonianza degli agenti della guardia di finanza, l’accusa mirava a dimostrare che era illegale l’inserimento tra i beni deducibili anche dei soldi spesi per l’acquisto dei terreni su cui sorsero due supermercati: quello di Oristano in via Cagliari e quello costruito a Cabras in Corso Italia.

In aula però questa ricostruzione si era scontrata contro le consulenze dei due esperti nominati dalla difesa, affidata agli avvocati Guido Manca Bitti e Carlo Figus. Questi ultimi avevano richiesto un esame della vicenda al commercialista Giorgio Ibba e al professor Franco Picciaredda, docente di Diritto tributario all’università di Cagliari. Entrambi avevano dichiarato di non aver riscontrato alcuna irregolarità all’interno dei libri contabili e avevano affermato che quell’operazione fiscale era lecita. Così è arrivata l’assoluzione.

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