Sorpreso a rubare sabbia, condannato un turista

Cabras. Aveva riempito una bottiglia da un litro e mezzo coi chicchi di quarzo Nell’estate del 2018 fu notato da altri bagnanti che segnalarono il furto

CABRAS. Dovrà pagare un’ammenda di mille euro, Uribe Eduardo Torres, il turista sorpreso con una bottiglia piena di sabbia. «Venite, c’è uno in camper che si sta portando via la sabbia di Mari Ermi», erano stati i bagnanti a dare l’allarme, avvertendo le forze dell’ordine che sulla spiaggia dell’Area marina protetta del Sinis, c’era un turista che si era riempito una bottiglia di plastica della preziosissima sabbia. Quando gli agenti intervennero, trovarono dentro lo zaino una bottiglia da un litro e mezzo di capacità, piena dei chicchi bianchi e rosa di quarzo.

Il turista 43enne, originario del Messico e residente a Zurigo, si giustificò dicendo di non sapere che la sabbia non si potesse prendere. Il che non gli ha evitato la denuncia e il successivo processo penale. La vicenda, rievocata in tribunale a Oristano si è conclusa con la condanna del turista al pagamento di un’ammenda di mille euro oltre le spese processuali, risale al 24 luglio di tre anni fa. Sensibilizzati dalla campagna istituzionale contro i furti di sabbia dalle spiagge, divenuti quasi incontrollabili, erano stati i bagnanti che avevano notato il turista riempire la bottiglia con la sabbia.

Dopo aver cercato, invano, di spiegargli che non poteva portarsi via la sabbia, che era protetta, hanno avvertito le forze dell’ordine. Arrivate in spiaggia avevano trovato la bottiglia dentro lo zaino e l’avevano sequestrata, denunciando Uribe Eduardo per furto aggravato, in base alle legge quadro del 1991 sulle aree protette.

Il giudice per le indagini preliminari, accogliendo le richieste del sostituto procuratore della Repubblica, Andrea Chelo, titolare dell’inchiesta, aveva poi rinviato a giudizio il turista. Il processo si è concluso con la condanna al pagamento di un’ammenda più alta rispetto a quella richiesta dal pubblico ministero Daniela Muntoni che aveva sollecitato il pagamento di 500 euro.

Al di là dell’esito processuale, la vicenda pone ancora una volta in risalto il problema dei continui prelievi di sabbia dalle spiagge da parte non soltanto di turisti, ma anche da chi ne fa commercio. La conferma arriva dai continui sequestri di sacchetti e bottiglie piene di sabbia ma anche di conchiglie e ciottoli, scoperte durante i controlli a campione dei bagagli negli aeroporti o all’imbarco nei porti. Eppure, qualcosa sta cambiando. Qualche giorno fa, un turista Danese, dopo aver letto l’articolo sull’edizione online de La Nuova Sardegna che riferiva della turista romana che aveva riportato la sabbia presa quando era una bambina, ha deciso a sua volta di restituire quella che a sua volta, nel 2007 durante una vacanza, aveva portato con sé.

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