Un anno fa il primo fermo, poi è scattata la trappola

ORISTANO. Inizia tutto per caso, o forse no. A ottobre dell’anno scorsogli agenti della Squadra mobile arrestano una persona perché ha con sé della droga. Non si fermano però a quel primo intervento...

ORISTANO. Inizia tutto per caso, o forse no. A ottobre dell’anno scorsogli agenti della Squadra mobile arrestano una persona perché ha con sé della droga. Non si fermano però a quel primo intervento e iniziano una serie di controlli che hanno come punto di riferimento un punto ben preciso del quartiere di Torangius. Gli appostamenti sono costanti e gli agenti notano il via vai sospetto che ha sempre la stessa casa come meta. Scattano anche le intercettazioni e tutto diventa ancora più chiaro.

Attorno alla casa in cui abitano Andrea Cauli, il figlio Matteo e la moglie Maria Assunta Pinna gravita una rete di spacciatori. Gli inquirenti sono convinti che il primo grosso quantitativo di droga sia arrivato sin lì come pagamento per il lavoro da sentinella fatto da uno degli indagati in una piantagione illegale che però non è mai stata individuata. Il lavoro gli viene pagato, anziché in soldi, in marijuana e forse al custode della piantagione conviene, perché quei chili di droga sono una sorta di investimento. Li rivende e ne acquista altri, così non esaurisce le capacità di generare profitti. Quando arrivano i carichi, vengono nascosti in campagna, spesso a Pesaria e più di una volta la polizia li “toglie” dal mercato.

Attorno al custode della piantagione si crea comunque la rete di spacciatori, più o meno piccoli, capaci di smerciare diverse migliaia di euro: solo quella sequestrata dopo il blitz, dal principio attivo elevatissimo, aveva un valore al dettaglio di 250mila euro. I consumatori erano giovani, a volte giovanissimi e la banda era riuscita a trovare anche un ottimo canale di smercio nelle scuole della città, dove il consumo rimane quotidiano. Nei prossimi giorni, intanto sono in programma quasi tutti gli interrogatori di garanzia ai quali parteciperanno gli avvocati difensori Alessandra Borrodde, Gabriella Aru, Antonello Spada, Efisio Laconi, Gianfranco Siuni, Alessandro Enna, Emilio Iacampo, Carlo Barberio, Simona Carrucciu e Simone Prevete. (e.carta)

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