Romanico, patrimonio da custodire e valorizzare
di Piero Marongiu
Prima iniziativa a Oristano con un convegno promosso dalla Fondazione Don Tamponi: «Un tesoro architettonico unico che ci proietta in Europa»
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ORISTANO. Un convegno di respiro internazionale, tenutosi ieri nel Museo Diocesano segna la prima uscita ufficiale della Fondazione Sardegna-Isola del Romanico. Il progetto, nato qualche anno fa grazie ad una intuizione dell’ex sindaco di Santa Giusta Antonello Figus, prende forma e mostra le sue potenzialità in termini di turismo religioso e ricaduta economica per i comuni sui quali territori sono presenti architetture romaniche. «I comuni sardi che fanno parte della Fondazione sono 80 – dice il presidente Figus – il convegno ha lo scopo tracciare le linee programmatiche per il futuro, perché siano conosciute e apprezzate da tutti». Sono oltre 150 chiese che testimoniano la presenza del romanico in Sardegna, molte delle quali erano inserite all’interno di percorsi di pellegrinaggio religioso, itinerari commerciali, centri di culto, monasteri. «In Sardegna sono arrivati tutti gli ordini monastici, dalla penisola e dall’Europa, come i Vittorini di Marsiglia – spiega Figus – la valorizzazione di quel patrimonio ci ha portati, negli anni, ad avere rapporti di collaborazione con altre regioni ricche di architettura romanica, e quindi a fare rete”. Don Francesco Tamponi, incaricato per i beni culturali della Chiesa sarda ricorda che il suo ufficio «da 10 anni sta catalogando i suoi beni, approfondendo la conoscenza di questo patrimonio. Il nostro obiettivo è mettere in campo le strategie necessarie alla sua salvaguardia con i restauri e, in qualche caso, i recuperi per valorizzarlo e farlo conoscere a chi visita le nostre comunità. Il romanico in particolare, finché non si è sviluppata una certa attenzione risvegliata dall’opera di Roberto Coroneo, rappresenta un patrimonio che ci proietta in tutta Europa. Esso non ha prodotto solo degli straordinari monumenti ma rivela anche il nostro modo di rapportarci al divino. I monumenti, infatti, nascono intorno ad un’idea teologica, alla ricerca di un contatto più diretto con Dio, attraverso la Madonna, i Santi, i riti legati al culto». Un patrimonio di grande pregio, gran parte del quale risulta ben conservato e fruibile mentre un’altra parte, per incuria e scarsa conoscenza, rischia di andare perduto. Il convegno, moderato da Giacomo Serreli, si è concluso con la firma del patto di collaborazione, denominato “Acordiu de Aristanis”. A Santa Giusta è di prossima apertura il centro europeo di documentazione del romanico. Inoltre si sta ultimando un progetto che prevede il posizionamento, nelle chiese, di sensori che si interfacciano con un’applicazione contenente notizie sulle strutture. La prossima settimana, la Fondazione sarà presente alla borsa del turismo di Firenze.
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