La Nuova Sardegna

Oristano

Il pasticciaccio di via De Gasperi

di Enrico Carta
Il pasticciaccio di via De Gasperi

Si vota per l’eventuale via libera alla costruzione contestata e il Comune è bersagliato dalle diffide

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ORISTANO. Tra l’incudine e il martello. E qualcuno rischia di pestarsi un dito e di farsi molto male. Quel qualcuno è il Comune che si ritrova nel bel mezzo della linea del fuoco e col fuoco che arriva da entrambe le parti sotto forma di diffide che nascono da precedenti atti ufficiali. Qualche giorno fa ne ha mandato una l’impresa che vorrebbe costruire, i dirimpettai che chiedono il rispetto delle sentenze del tribunale, perché di veder mattoni vicino a casa loro proprio non hanno intenzione e perché, oltre ai giudici, è il Puc a dare loro ragione, ne avevano mandata una a marzo cui ha fatto seguito una recapitata anche a tutti i consiglieri giusto ieri.

Ancora una volta, consuetudine in queste ultime settimane, il problema è legato a spinose questioni urbanistiche in cui i dubbi sono talmente tanti che nemmeno le rassicurazioni di assessorati e uffici sembrano lasciar tranquilli i consiglieri. Alla fine il voto è il loro e la responsabilità pure, motivo per cui è probabile che la discussione sulla palazzina in costruzione tra via De Gasperi e via Leone XIII regali qualche attimo di tensione e sicuramente molta incertezza in chi deve premere il bottone per dire sì o no.

Il consiglio comunale di domani è infatti chiamato a pronunciarsi proprio su questo argomento, che da due anni tiene banco. Prima ha fatto il suo ingresso nelle aule dei tribunali, ora irrompe in quella di palazzo degli Scolopi in municipio, dove si discute della possibilità di adottare un piano attuativo che vada così a modificare le direttive del Piano Urbanistico Comunale e consenta ai costruttori di andare avanti coi lavori. Il problema è che sulla palazzina pende sia un’indagine per abuso edilizio – la costruzione è finita sotto sequestro dalla primavera del 2020 – sia una sentenza del Tar che aveva imposto una sforbiciata all’altezza, portandola da 19 metri a non più tredici, calcolati sulla base delle altezze medie degli edifici circostanti.

In attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato, l’Ufficio Tecnico ha concesso la sanatoria per quanto già realizzato e ora le due ditte hanno presentato un piano attuativo che, se adottato dal consiglio comunale, permetterebbe di riprendere i lavori.

Nel frattempo però è passata molta acqua sotto i ponti, ma i fatti principali sono soprattutto due. Intanto i cittadini che, assistiti dall’avvocato Luca Casula avevano vinto la causa di fronte al Tar, lo scorso marzo avevano presentato la prima diffida al Comune cui ha fatto seguito quella di ieri. Un doppio avvertimento affinché venga respinta ogni ipotesi di sanatoria, affinché il piano attuativo non veda mai la luce e la palazzina sia demolita. A pochi giorni dal consiglio comunale però la cassetta delle lettere del Comune aveva già ricevuto una seconda missiva, di segno opposto a quelle dei residenti. L’ha inviata l’avvocato Stefano Piredda per conto delle ditte costruttrici Edilizia Via Mazzini e Gruppo Rua. Anche questa contiene una diffida che però va proprio nella direzione contraria: si chiede infatti di poter portare a termine i lavori, seppure con le limitazioni poi imposte dal Tar che riguardano l’altezza massima di tredici metri e l’obbligatorietà di destinare una parte della superficie a parcheggio.

Questa diffida fa riferimento all’autorizzazione a costruire che il Comune rilasciò prima che il Tar e la successiva indagine penale bloccassero betoniere, operai e progetto. Ciò cozza in maniera evidente con quanto chiedono i vicini di casa della palazzina contestata, che in faccia al Comune sventolano la sentenza del tribunale e chiedono il rispetto di ciò che vi è indicato. Domanda inevitabile: può l’approvazione di un piano attuativo sanare un abuso edilizio? La risposta è da cercare nelle leggi e non è così semplice. Intanto la morsa si stringe e chi rischia di rimanere schiacciato è il Comune. Qualsiasi risposta darà il consiglio comunale, la probabilità che scatti una causa – e che causa! – è vicina al cento per cento.

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