Straordinari per le Giuseppine

Le suore che gestiscono la mensa del povero pronte a un forte incremento della richiesta

ORISTANO. La sala da pranzo di via Carmine resterà vuota, come ormai da quasi due anni, hanno imposto le regole per prevenire il contagio da covid-19. Le cucine invece, funzioneranno come tutti i giorni. Da più di vent’anni, alla Mensa del povero, gestita dalle suore Giuseppine, Natale è un giorno come gli altri, con i volontari impegnati ai fornelli e a consegnare i pasti da asporto a quella ventina di utenti “fissi”.

In maggioranza si tratta di senzatetto, i più deboli e per questo maggiormente colpiti dalle chiusure determinate dalla pandemia. Loro, anche il pranzo di Natale, lo consumeranno seduti su una panchina, o in caso di pioggia, sotto un porticato, comunque al freddo e in completa solitudine. Solo le pietanze saranno quelle della festa: ravioli al sugo, maialetto e agnello arrosto, contorno, frutta e un dolce. «Mi auguro che qualcuno dei nostri assistiti abbia la fortuna di essere invitato da amici o parenti: capita spesso nei giorni di festa. Spesso, ma non a tutti, purtroppo», dice suor Gabriella, da anni responsabile della struttura. «Faremo il possibile per far sentire meno la solitudine a queste persone – prosegue la religiosa – grazie alla generosità di tante aziende e singoli cittadini, oltre ovviamente i nostri fornitori istituzionali, in dispensa, quest’anno, non ci manca nulla ». Oltre ai pasti cucinati, la Mensa distribuisce infatti alimenti e beni di prima necessità ad oltre un centinaio di persone che mensilmente ricevono una sorta di “provvista”. Per Natale, agli assistiti, alcuni provenienti dai centri della provincia, è stata consegnata una busta extra, contenente dolciumi di diverso tipo, frutta secca, oltre al panettone o al pandoro e lo spumante. «Il numero delle persone che chiedono il nostro intervento è in costante aumento – spiega suor Gabriella – la povertà è un fenomeno in crescita, purtroppo».

Porte aperte, fino al giorno della vigilia, anche in via Masones 16, sede del progetto NoSprecOr. La struttura, che sorge nel cuore del quartiere Sant’Efisio raccoglie e distribusce alimenti invenduti, donati da numerose attività commerciali cittadine. L’iniziativa, promossa dalle associazioni Domus Oristano OdV, Cittadinanzattiva, Associazione Volontari pro Carceri, Caritas diocesana, Osvic e Rotary Club, quest’anno è riuscita a ridistribuire più di 10 tonnellate di cibo invenduto e prossimo alla scadenza, che altrimenti sarebbe stato buttato. Luisanna Usai, responsabile del progetto, spiega come siano 65 le famiglie costantemente assistite dalla struttura. «Consegniamo settimanalmente decine di buste di alimenti – dice – e ciò che non riusciamo a dare ai singoli, lo distribuiamo ad altre strutture del volontariato, come Caritas e Mensa del povero, che a loro volta lo donano ai bisognosi». Ed aggiunge: «Ci sono persone, intere famiglie, che non hanno nemmeno la possibilità di cucinare. Così quando ci arrivano cibi cotti invenduti, ad esempio dai ristoranti, noi contattiamo immediatamente chi dei nostri assistiti, sappiamo abbia necessità di piatti già pronti».

Non tutti i bisognosi, trovano la forza di recarsi personalmente alle strutture del volontariato. Soprattutto si tratta dei cosiddetti “nuovi poveri”, persone che hanno perso il lavoro che fino ad allora non avevano problemi economici. Così sono i volontari a recarsi nelle loro case e in modo discreto, consegnano gli aiuti. È questa una delle tante attività dei volontari di Casa del Sole, che anche in questi giorni, si sono impegnati a distribuire generi di prima necessità a tantissimi bisognosi.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes