Covid, a Oristano bar e ristoranti in crisi: «Non entra più nessuno»

Per gli esercenti la causa del calo delle presenze è l’introduzione del Green Pass. «Almeno lo scorso anno c’erano i ristori adesso invece solo tasse e imposte»

ORISTANO. Bar e ristoranti aperti, ma con sempre meno clienti e la Confcommercio, lancia l’allarme. «Da quando è diventato obbligatorio il Green pass anche per consumare ai tavolini all’esterno, il lavoro è crollato. Sono tempi durissimi, non so quanti di noi potranno continuare a stare aperti». Le parole di Sergio Sangaino, segretario provinciale della Fipe, la federazione che riunisce i pubblici esercizi, rappresentano una situazione di crisi profonda. Averne conferma è semplice: nel capoluogo, basta fare un giro in centro per notare come ci sia sempre meno gente, con pochi clienti nei bar e tanti tavoli vuoti nei ristoranti. «Paradossalmente si lavorava di più quando potevamo tenere aperto solo fino alle 18. Certo, dovevamo rinunciare a lavorare la sera e per ristoranti e pizzerie, non c’era più la cena, se non da asporto. Ma adesso i clienti sono ancora meno», dice Sangaino. Tanti i motivi che tengono lontani i clienti da bar, ristoranti e pizzerie: il timore di ammalarsi per via dell’elevata contagiosità delle varianti, la crisi economica che in due anni di pandemia è cresciuta ulteriormente, ma secondo il segretario provinciale della Fipe, a dare la mazzata finale sarebbero state le nuove e più severe regole anti contagio. «Se prima, ad esempio, i tavolini all’aperto si riempivano anche a colazione, ora le nostre terrazze sono semi se non del tutto, deserte – dice – e dire che il servizio all’aperto, rappresentando la possibilità di lavorare nonostante la pandemia, ha convinto molti di noi ad investire per migliorarlo, acquistando arredi ed attrezzature, ad esempio. È durato pochi mesi e c’è chi deve pagare ancora le rate». La preoccupazione è che parecchie imprese siano in grado di far fronte alle spese, soprattutto quelle fisse, come bollette dell’energia, imposte, contributi e forniture. «Se per la prima fase pandemica e il conseguente lockdown, il Governo aveva previsto dei ristori, certo non sufficienti a coprire per intero le perdite delle chiusure forzate, adesso, non c’è nulla. Siamo veramente preoccupati – dice ancora il segretario della Fipe–. Servono provvedimenti urgenti, altrimenti molte attività saranno costrette alla chiusura». Dai dati forniti da Confcommercio, nel 2020, in provincia di Oristano hanno chiuso 43 tra bar e ristoranti. Le nuove aperture sono state dieci, con un saldo negativo pari a 33. Molto peggio era andata a Sassari e Cagliari dove hanno chiuso rispettivamente 316 e 239 attività. La sensazione è che l’anno appena iniziato possa far abbassare definitivamente ancora molte serrande. Sara Pintus, direttore della Confcommercio di Oristano, aggiunge: «Il settore si era appena ripreso durante la stagione estiva, ma adesso calcoliamo un calo medio del volume d’affari del 30 per cento, mentre le spese per mandare avanti le attività continuano ad aumentare, a partire da quelle per l’energia elettrica. La preoccupazione da parte nostra è fortissima».

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