I 58 furbetti del reddito di cittadinanza

La polizia scopre numerosi stranieri che presentavano documenti falsi per ottenere il sussidio: danno da 200mila euro

ORISTANO. I furbetti del reddito e della pensione di cittadinanza sono molti e, stavolta, arrivano da lontano. Succede, però, che inciampino e nel cadere finiscano nella rete (per loro) sbagliata. Le maglie che si stringono sono quelle della polizia di Stato che ne ha individuati 58, tutti stranieri, tranne un oristanese, che è finito nel gruppone dei denunciati. Sulle spalle hanno un doppio reato che viene loro contestato: la violazione delle disposizioni in materia di reddito di cittadinanza e l’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.

200mila euro. Centesimo dopo centesimo, dalle casse dell’Inps sono usciti 200mila euro. Non è una cifra da capogiro, ma Oristano non è certo una metropoli e la sua provincia non è il luogo più abitato d’Italia. Se si facesse una proporzione, considerando l’intera popolazione dello Stato, e ovunque risultasse un numero identico di stranieri non aventi diritto, ma che comunque percepiscono indebitamente il reddito di cittadinanza, si arriverebbe a circa 22.500 persone nel territorio nazionale. Moltiplicando per la media di 3.448 euro a testa ricevuti dai 58 in questi mesi, si può ipotizzare un danno di circa 77milioni e 500mila. È come se un cittadino che regolarmente paga le tasse, contribuisse con 1,30. Non è una cifra enorme, si diceva, ma, come ben si sa, goccia dopo goccia si forma il mare e anche quell’1,30 contribuisce a impoverire le casse dell’erario.

L’indagine. I primi sospetti gli uomini della questura li hanno avuti alcuni mesi fa. All’Ufficio Immigrazione gli agenti si accorgono che i documenti sul reddito, che venivano presentati dai 58 per dimostrare la regolarità della propria posizione sul territorio italiano, avevano qualcosa di strano. È allora che viene chiamato in causa l’Inps che naturalmente collabora. Una volta che la polizia ha in mano le carte, la Squadra mobile ricostruisce tutta la vicenda, sempre in collaborazione con i colleghi delle altre sezioni della polizia.

Le anomalie nei documenti. Mese dopo mese l’indagine prende forma e si arriva al numero 58. Il caso viene segnalato alla procura della Repubblica che coordina l’inchiesta sotto la direzione della sostituta procuratrice Silvia Mascia. Le anomalie nei documenti sono di tre tipi: la mancanza del requisito del possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo; la mancanza del requisito della carta di soggiorno per familiari di cittadini dell’Unione Europea; la mancanza del requisito della residenza sul territorio nazionale da almeno 10 anni. Nella maggior parte dei casi si trattava di autocertificazioni. Tutte false, risulterà poi dall’esame incrociato dei dati in possesso dell’Inps e della questura, ma è proprio grazie a questo meccanismo che i 58 erano riusciti a farsi accreditare il reddito o la pensione di cittadinanza che spetta anche a chi non è di nazionalità italiana, ma possiede una serie di requisiti per ottenerlo.

Che fine hanno fatto i soldi? Paradossalmente, la parte più difficile inizia ora. Se è automatico che le erogazioni sono immediatamente sospese, sarà un bel problema andare a ripescare ciò che è stato già pagato. I soldi sono stati spesi, molti hanno anche preso il largo e sono finiti addirittura ai familiari che si trovano all’estero tramite operazioni di money transfer. In quali nazioni? Soprattutto in Nord Africa e nell’est Europa. L’ultima domanda nasce da un ragionamento: per ottenere il reddito di cittadinanza serve essere stati residenti in Italia negli ultimi dieci anni. Questo tipo di sussidio esiste da molto meno, per cui, per mantenersi, hanno avuto bisogno di altre fonti di reddito a lungo. Eccola la domanda: prima lavoravano in nero? La risposta appare scontata: c’è dell’altro marcio sotto il marcio.

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