La Nuova Sardegna

Oristano

La fuga dei commercianti Via Cimarosa è un deserto

di Davide Pinna
La fuga dei commercianti Via Cimarosa è un deserto

Sempre meno operatori e clienti nella sede sostitutiva di quella di via Mazzini  Dai box un unico grido: «L’amministrazione è sparita, di noi nessuno si occupa»

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ORISTANO. Le voci dei conoscenti che si incontrano, quelle dei venditori che declamano i pregi della propria merce, le contrattazioni con i clienti, le indagini sulla freschezza del pesce: i rumori e i suoni di un mercato sono universali, uguali in tutto il mondo. Non a Oristano, dove, nel mercato civico di via Cimarosa alle 11 del mattino di un mercoledì di fine gennaio, si incontrano meno di dieci clienti, tutti anziani e affezionati, e pochi operatori in più. Nessun vociare, nessuna fila alla cassa e tanti box vuoti: «Negli ultimi mesi sono andati via altri tre». Quando ancora era aperto, e brulicante, il mercato nella sede storica di via Mazzini, gli operatori erano sessanta.

Ad aprile del 2016 c’è stato il trasloco – che sarebbe dovuto durare solo qualche anno, il tempo di restaurare la sede di via Mazzini – l’inizio della decadenza. Un anno fa i superstiti raccontavano alla Nuova di essere rimasti in sedici, stavolta bastano quasi le dita delle due mani per contarsi: «Siamo dodici». «E non è che nell’altra sede, in via Costa, le cose vadano molto meglio: lì mi pare siano in quattro» spiega Gianfranco Belvisi, dietro il bancone della sua pescheria. «Questa situazione è una vergogna – continua, mentre risponde alle telefonate di chi gli chiede di mettere da parte qualche muggine o qualche anguilla –, ma non solo per noi operatori. È una vergogna per tutta la città, che non ha più un mercato in centro, ma un rudere e via Mazzini è passata da via centrale del commercio a strada deserta».

Lo scheletro della vecchia sede in attesa di rifacimento dista poche centinaia di metri da quella “provvisoria” di via Cimarosa, per il cui affitto il Comune ha speso sinora 450mila euro e ne spenderà ancora parecchi, almeno fino alla scadenza del contratto fissata per il prossimo ottobre. Si è però già fuori dal centro e ci sono problemi di parcheggi. «Hanno creato dei parcheggi in via Bellini al servizio del mercato – prosegue Gianfranco Belvisi, ma servirebbe una sbarra per permettere alla gente di pagare all’uscita, altrimenti se tarda più del previsto rischia di ritrovarsi con la multa».

Una cosa che accomuna tutti gli operatori che accettano di parlare è la sensazione di essere stati abbandonati. «Saremmo disposti a incontrare l’amministrazione, ma ci devono convocare, cosa che non è mai successa» afferma Alessio Gallus, che gestisce un banco di prodotti ortofrutticoli. «Sul destino del vecchio mercato non sappiamo nulla: lo devono demolire? Lo devono ristrutturare? I soldi che avevano che fine hanno fatto? Qua siamo sempre meno, l’attività è calata nel corso degli anni. So che ci sono degli operatori che vorrebbero entrare e occupare gli stalli rimasti vuoti, ma non si sa nulla sui bandi».

I mercati sono fatti così, più commercianti ci sono e meglio è, la concorrenza è un elemento fondamentale. In uno degli ingressi, invece, è rimasta solo la rivendita di un panificio. «Adesso magari inizieranno a farsi vedere i politici, ho visto che hanno cominciato ad asfaltare le strade – commenta Fabrizio Fais –. Noi siamo all’oscuro di tutto e non abbiamo idea di cosa dovrà succedere, ma così non si può andare avanti. Il progetto per il restauro era bello, cosa aspettano a realizzarlo?» Questa è la domanda che tutti i commercianti si pongono, ma nessuno gli ha mai dato una risposta. Ciò che si sa è che gli uffici hanno approvato una revisione del progetto che prevede, al posto del restauro, la demolizione e la ricostruzione, ma i soldi per ora non ci sono.

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