Medicina, caos infermieri arrivano da altri reparti
di Michela Cuccu
Quelli in organico quasi tutti positivi, la direzione avvia i trasferimenti Polemiche sui Pronto Soccorso periferici, appelli per rinforzi a Pneumologia
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ORISTANO. Rimasto praticamente senza infermieri (quasi tutti infatti, sono stati contagiati dal covid), il reparto di Medicina del San Martino paga pesantemente gli effetti della pandemia. I pochi rimasti negativi (si contano sulle dita di una mano) sono stati assegnati al reparto covid, tra l’altro ricavato dagli stessi spazi di Medicina. Nel reparto “non covid” (chiamiamolo così), come avvenuto con i medici del Pronto soccorso, sono stati dirottati infermieri di altri reparti o dei poliambulatori, che a loro volta non godono certo di abbondanza di personale.
La Medicina non covid va avanti con solo due infermieri per turno, con tutte le conseguenze di una situazione da vero allarme. Infermieri sotto pressione, spesso costretti a doversi accollare turni di lavoro pesantissimi e che da ben 17 mesi non ricevono più i buoni pasto (pur trovandosi le trattenute in busta paga) dato che qui non c’è una mensa per loro che il pranzo, lo devono portare da casa.
Intanto, arrivano nuove proposte per il Pronto soccorso dove attualmente tutti i sei medici sono in malattia, alcuni positivi al covid. «Rafforziamo il servizio 118 a Bosa e Ghilarza, chiudiamo i punti di primo intervento dei due ospedali e teniamo solo il Pronto soccorso di Oristano fino al termine dell’emergenza». La proposta è del responsabile regionale ed ex presidente nazionale della Simeu, la società italiana di medicina dell’emergenza-urgenza, Salvatore Manca. Per Simeu, infatti, i ricorso ai medici “in affidamento” (sarebbe questo il termine corretto e non “medici in affitto”) delle società private «non è la soluzione, nemmeno temporanea». La Simeu, che della vicenda ha informato il ministero della Salute, sostiene che il ricorso a medici senza specializzazione che proprio per questo non posso occuparsi dei codici gialli e rossi, per cui dovranno sempre chiedere l’intervento di un collega specializzato. «Rappresentano la morte del Pronto soccorso. Non l’ho detto io – spiega Manca – ma il presidente nazionale, Fabio de Iaco; abbiamo lottato per 30 anni per far riconoscere la specializzazione in Medicina d’emergenza-urgenza. Senza entrare nel merito delle capacità dei colleghi delle agenzie private, bisogna partire da un fatto: in Pronto soccorso non ci si può improvvisare». Andato in pensione da qualche anno, Manca conosce molto bene la realtà della Asl di Oristano, essendo stato primario al pronto soccorso del san Martino e direttore del dipartimento di Emergenza Urgenza: «Quando ci trovammo senza personale, fu mia la decisione di chiudere il punto di primo intervento di Ghilarza», dice. I problemi del san Martino non finiscono qui. Il trasferimento, anche se temporaneo, di due pneumologi al reparto covid (uno inizialmente era stato inviato nell’analogo reparto dell’ospedale di Ghilarza) ha messo in allarme l’associazione ex esposti amianto. Il suo presidente, Giampaolo Lilliu, ha infatti chiesto un incontro urgente con il direttore generale della Asl, Giovanni Maria Serusi. Il servizio, che dovrà fare a meno anche di un altro pneumologo che ha ottenuto il trasferimento a Cagliari, rischia di restare con un solo specialista e fermarsi: in parte lo è già, dato che le prenotazioni per le visite sono bloccate da un mese.
La Medicina non covid va avanti con solo due infermieri per turno, con tutte le conseguenze di una situazione da vero allarme. Infermieri sotto pressione, spesso costretti a doversi accollare turni di lavoro pesantissimi e che da ben 17 mesi non ricevono più i buoni pasto (pur trovandosi le trattenute in busta paga) dato che qui non c’è una mensa per loro che il pranzo, lo devono portare da casa.
Intanto, arrivano nuove proposte per il Pronto soccorso dove attualmente tutti i sei medici sono in malattia, alcuni positivi al covid. «Rafforziamo il servizio 118 a Bosa e Ghilarza, chiudiamo i punti di primo intervento dei due ospedali e teniamo solo il Pronto soccorso di Oristano fino al termine dell’emergenza». La proposta è del responsabile regionale ed ex presidente nazionale della Simeu, la società italiana di medicina dell’emergenza-urgenza, Salvatore Manca. Per Simeu, infatti, i ricorso ai medici “in affidamento” (sarebbe questo il termine corretto e non “medici in affitto”) delle società private «non è la soluzione, nemmeno temporanea». La Simeu, che della vicenda ha informato il ministero della Salute, sostiene che il ricorso a medici senza specializzazione che proprio per questo non posso occuparsi dei codici gialli e rossi, per cui dovranno sempre chiedere l’intervento di un collega specializzato. «Rappresentano la morte del Pronto soccorso. Non l’ho detto io – spiega Manca – ma il presidente nazionale, Fabio de Iaco; abbiamo lottato per 30 anni per far riconoscere la specializzazione in Medicina d’emergenza-urgenza. Senza entrare nel merito delle capacità dei colleghi delle agenzie private, bisogna partire da un fatto: in Pronto soccorso non ci si può improvvisare». Andato in pensione da qualche anno, Manca conosce molto bene la realtà della Asl di Oristano, essendo stato primario al pronto soccorso del san Martino e direttore del dipartimento di Emergenza Urgenza: «Quando ci trovammo senza personale, fu mia la decisione di chiudere il punto di primo intervento di Ghilarza», dice. I problemi del san Martino non finiscono qui. Il trasferimento, anche se temporaneo, di due pneumologi al reparto covid (uno inizialmente era stato inviato nell’analogo reparto dell’ospedale di Ghilarza) ha messo in allarme l’associazione ex esposti amianto. Il suo presidente, Giampaolo Lilliu, ha infatti chiesto un incontro urgente con il direttore generale della Asl, Giovanni Maria Serusi. Il servizio, che dovrà fare a meno anche di un altro pneumologo che ha ottenuto il trasferimento a Cagliari, rischia di restare con un solo specialista e fermarsi: in parte lo è già, dato che le prenotazioni per le visite sono bloccate da un mese.
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