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Oristano

Abusi su due ragazzi down: operatore indagato

Enrico Carta
Il tribunale di Tempio è competente per questa vicenda
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Il tribunale di Tempio è competente per questa vicenda

I protagonisti della vicenda sono tutti originari della provincia di Oristano mentre gli episodi sotto l'esame della procura si sarebbero verificati ad Arzachena e a Edimburgo

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ORISTANO. Lo accusano due ragazzi maggiorenni con sindrome di Down. Dalle loro parole dipende l’esito di un indagine per abusi sessuali che coinvolge un operatore che aveva in custodia i due ragazzi, in occasione di trasferte di gruppo che i tre fecero con l’associazione a cui le due presunte vittime sono iscritte e per cui l’operatore lavorava. La prima volta sarebbe successo ad Arzachena nell’estate del 2018, la seconda volta a Edimburgo l’anno successivo, ma per definire meglio i contorni di questa vicenda è stato necessario un incidente probatorio che segna anche il punto cruciale dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Nadia La Femmina.

È Tempio a esaminare il caso, perché il primo dei due reati è avvenuto in una località di competenza territoriale di quel tribunale, ma i protagonisti della vicenda – non indichiamo il nome dell’indagato per evitare che si possa da questo risalire all’identità delle persone offese – sono tutti della provincia di Oristano, così come lo è l’associazione che qui opera e che è del tutto estranea alle ipotesi di reato. Aveva soltanto organizzato la doppia trasferta per i ragazzi down, che avrebbero così potuto trascorrere alcune giornate in un’esperienza di gruppo quanto mai fondamentale per la gestione della socializzazione.

Sarebbe però accaduto che l’educatore, approfittando del proprio ruolo e della propria autorità, nonché della condizione di inferiorità psicofisica dei due ragazzi, sarebbe riuscito a ottenere da loro un rapporto sessuale. Nell’occasione della trasferta ad Arzachena avrebbe abusato di uno dei due, a Edimburgo avrebbe invece convinto l’altro ad avere un rapporto sessuale. Tutto ciò sarebbe avvenuto all’interno delle strutture ricettive in cui il gruppo di persone down e dei loro educatori era ospitato. Nessuno, allora, si sarebbe accorto di quanto sarebbe accaduto, ma, diverso tempo dopo e in momenti separati, le due presunte vittime avrebbero raccontato ai loro familiari quanto avevano subito.

È stato in quel frangente che è scattata l’inchiesta, iniziata con l’audizione di una serie di testimoni, i quali però non avrebbero fornito elementi decisivi per avere immediatamente conferma di quanto i ragazzi raccontavano. È diventato allora indispensabile rendere inattaccabili le loro deposizioni che sono state raccolte in audizione protetta, dopo che il pubblico ministero aveva richiesto l’incidente probatorio al giudice per le indagini preliminari, Marco Contu. Questo momento procedurale si è concluso ieri con il resoconto fatto in aula dalla specialista, davanti all’avvocato di parte civile Gianluca Aste, che assiste le due presunte vittime, e all’avvocato difensore Gianfranco Siuni, che assiste l’indagato.

Rispondendo alle domande delle controparti, la psichiatra ha chiarito il metodo con cui ha esaminato i due ragazzi e verificato la loro capacità di rendere testimonianza, perché, vista la loro condizione psichica, potrebbero non essere stati in grado di valutare correttamente i fatti oppure potrebbero essere stati condizionati da fattori esterni o altre persone. L’esito dell’incidente probatorio condizionerà inevitabilmente anche quello dell’indagine: se le due versioni saranno ritenute attendibili, avranno un peso notevole quali prove contro l’operatore sociale. [

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