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Oristano

La 17enne in aula a Oristano: «Ho subito abusi da due uomini»

Enrico Carta
La 17enne in aula a Oristano: «Ho subito abusi da due uomini»

Audizione della ragazza che denunciò un amico di famiglia dopo avere chiesto una "mascherina 1522" alla farmacista

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ORISTANO. Era uscita dall'incubo chiedendo una mascherina 1522 in farmacia. Ieri ha spiegato di non aver capito, allora, di essere precipitata in un inferno di abusi. Le violenze subite per cinque anni, dal 2016 al 2020, erano diventate quasi la normalità. Dentro l'aula protetta per le audizioni dei minori in tribunale, è iniziato ieri l'incidente probatorio che serve a verificare se la versione della ragazzina è attinente alla realtà oppure no. Per quattro ore e mezzo la diciassettenne ha parlato e ricostruito tutta la sua storia, sino al momento in cui, nel novembre del 2020, si presentò nella farmacia di piazza Roma per chiedere la mascherina 1522.Fu allora che la farmacista Alessandra Porcu intuì di trovarsi di fronte a una situazione estrema, riuscendo così a far intervenire la polizia che, in tempi rapidissimi, portò a termine l'indagine e strappò la ragazzina dalle mani del suo presunto violentatore. Questi finì in carcere qualche mese dopo la denuncia, giusto il tempo per accertare, attraverso una serie di intercettazioni e di interrogatori, che quelle parole non fossero fantasia.

Al primo indagato, un amico di famiglia di 62 anni che ospitava l'adolescente nella sua casa assieme alla moglie e agli altri figli, qualche mese fa se n'è aggiunto un secondo. È molto più giovane, ha infatti appena 34 anni, eppure anche lui avrebbe approfittato di lei e della condizione di sottomissione in cui la ragazzina, oggi diciassettenne, avrebbe vissuto per anni. Ieri mattina, rispondendo in audizione protetta alle domande della psicologa nominata dal tribunale e della giudice per le indagini preliminari Federica Fulgheri, ha ricostruito le vicende di quel periodo. Ha spiegato di essere finita in quella casa, perché nella sua, dove viveva con la madre e altri fratelli, non c'erano soldi per una vita dignitosa. Mangiava pasta al burro, patate e poco altro, perché il cibo costava troppo. Fu allora che l'amico di famiglia che era disponibile a ospitarla, divenne una sorta di benefattore.Il problema è che, sin da quando aveva dodici anni, la ragazzina sarebbe diventata l'oggetto del desiderio di lui. Anche ieri avrebbe confermato quanto già contenuto nella denuncia, seppure con diversi tentennamenti e qualche imprecisione. Ha spiegato comunque di essere rimasta quasi affascinata dai modi di quell'uomo che aveva su di lei un ascendente particolare e forse sta proprio in questo il motivo per cui, quando anche il conoscente di famiglia, abusò di lei, abbia pensato che fosse una situazione di fronte alla quale non opporsi. È compito ora delle due psicologhe cercare di capire se quelle imprecisioni siano dovute alla tensione di trovarsi di fronte a una situazione del genere e legate anche a ricordi un po' confusi per via del tempo che passa oppure se la versione fornita non sia del tutto attinente alla realtà.

È presto per tirare le somme. In aula, stavolta una di quelle delle udienze quotidiane, si tornerà il 29 settembre per la conclusione dell'incidente probatorio. In quell'occasione, anche l'avvocato che tutela la ragazzina, Ezio Ullasci, e i legali dei due indagati, gli avvocati difensori Gianfranco Siuni e Daniele Manca, potranno porgere domande a una delle due psicologhe che esporranno, con una relazione, l'esito dell'esame. Ieri, come sempre avviene in queste situazioni, hanno assistito alla prima parte dell'incidente probatorio in una stanza separata e senza alcun contatto visivo con la ragazzina. È una procedura che si usa per tutelare le vittime di violenza e consentire che l'audizione si svolga senza pressioni particolari che possano compromettere la testimonianza.

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